Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1298>
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Pietro Gismondi
accettare concessioni, ispirate al criterio dell'uguaglianza di tutti i culti e per di più fatte con atti legislativi unilaterali, soggetti al primo mutare di politica parlamentare a tutte le possibili abrogazioni e deformazioni interpretative. H Cavour era deciso a riconoscere al Pontefice non solo la sovranità per­sonale, con Lutti gli attributi della personalità internazionale, ma anche la città Leonina e parte di essa, a offrire, in altri termini, alla Chiesa cattolica, se non proprio una posizione di privilegio, certo una posizione giuridica, rispetto agli altri culti, di particolare favore.
Ricasoli invece era animato dalla intransigenza liberale, per cui, se anche di fatto era costretto a riconoscere una preminenza della Chiesa cattolica, in linea di diritto voleva fosse disciplinata come tutte le altre associazioni religiose, riconoscendole solo, come credente, un primato puramente etico.
Tuttavia non si devono disconoscere anche i meriti del fiero Barone; oltre a dimostrare una sensibilità morale vera­mente preclara, egli intuì che il fine dello Stato non era solo organizzativo e repressivo, ma principalmente morale (non si governa soltanto con gli atti di autorità, ammoniva i prefetti, ma con la forza morale) e lumeggiò il grande contributo che l'etica cattolica avrebbe potuto portare allo Stato, per il rag­giungimento di questi fini extrapolitici. Ne conseguiva la necessità di una collaborazione spirituale fra lo Stato e la Chiesa e che questa fu pure una sua aspirazione, lo dimostrano le parole della relazione per il progetto 1867, dove, pure affer­mandosi come principio giuridico la dottrina separatista, si specifica distinzione che non include il presupposto di un disaccordo . Egli anzi desiderava ardentemente la concilia­zione morale, ma ricorse per conseguirla a mezzi, che più che intempestivi, apparirono veramente inidonei.