Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1299>
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Dottrina e politica ecclesiastica di Bettino RicasoH 1299
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La sua direttiva, fu però sempre una, odiò i compromessi e le rinuncie, e seppure nella pratica sembrò, in certe occa­sioni, pronto ad abbandonare qualche parte del suo programma ideologico, come quando nel '60 rivendicava i diritti del vecchio giurisdizionalismo, come quando inseri nel Capitolato del '61 l'impegno di fornire una annua dotazione alla Chiesa, come quando nel '62, per una ragione di dignità nazionale, ancora maggiori rinuncie era pronto a fare, pur di vedere i francesi fuori di Roma, come quando nel '66 si decideva a mandare Tonello a Roma per accordarsi intorno alla nomina dei vescovi, contrariamente ai suoi convincimenti; tuttavia in realtà rimase sempre fermo nei suoi principi.
E che questi principi fossero suoi personali e non un pro­dotto dell'opinione dominante nel Parlamento Italiano, cre­diamo di avere sufficientemente dimostrato, basandoci non solo sugli eventi precedenti alla costituzione del Regno, ma pur su quelli successivi che noi abbiamo preso in esame. H concetto giuridico che della separazione ebbe la scuola cavou-riana fu quello di considerare la Chiesa come sottoposta al diritto delle private associazioni, con quei temperamenti che consigliarono la pratica e la politica.
Bettino Ricasoli aderì in massima allo stesso concetto, ma sostanzialifurono le differenze intime del suo pensiero da quello del Cavour e del partito liberale; Chiesa libera, predicava il Ricasoli, nell'interesse innanzi tutto della cattolicità, della moralità del popolo, nell'interesse quindi dei fini etici dello Stato ed infine di quelli materiali e contingenti della politica: Chiesa libera affermavano invece gli altri, per risolvere princi­palmente una questione politica, quella di Roma capitale; libera, ma di fronte alla realizzazione erano cauti, guardinghi, titubanti, erano pronti a concedere la libertà ma con le dovute