Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1300>
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Pietro Gismondi
garanzie, la formula suggestionava anch'essi, ma la visione di eventuali pericoli li preoccupava.
Non è difficile scorgere queste incertezze nello stesso Capi­tolato del Cavour, dove all'art. 5 lo Stato rinuncia sì a qualun­que diritto sulla nomina dei vescovi, tranne però un veto in casi gravi e dove all'art. 8 si voleva espressa la rinuncia al potere temporale, e nelle leggi successive eversive dell'Asta ecclesiastico ed in quella, che coronò l'attività di quel periodo, e cioè nella legge 13 maggio 1871.
Bettino Ricasoli non conobbe queste preoccupazioni, sia quando formulò il Capitolato del 1861, sia quando spontanea­mente richiamò nel 1866 i vescovi alle loro Diocesi e quando infine presentò il progetto sulla libertà della Chiesa, che la Camera italiana non si sentì la forza di approvare.
Allorché si trattò della presa di Roma e della compilazione della legge sulle guarentigie, le sue raccomandazioni furono sempre le stesse: fare una legge che desse libertà vera alla Chiesa , laddove lo stesso Bonghi, esponente del suo partito, confessava che la libertà della Chiesa doveva considerarsi ancora prematura.
Pertanto più che convenire con Giovanni Gentile, che ha affermato esser stato il tormento di Ricasoli quello di enunciare sempre un problema senza additarne la soluzione, noi vorremmo dire che il dramma del grande Toscano fu quello di vedere di quel problema una sola soluzione, radicalmente impressa nell'animo suo, che in verità non potè, e non avrebbe mai potuto attuarsi, perchè era quella di un pensatore e non di un uomo politico, perchè il carattere suo non gli permise, mal­grado qualche sua contraria dichiarazione, di transigere e di accomodare.
Il barone Ricasoli resta come una figura luminosa del nostro Risorgimento, esponente ed attuatore di una dottrina intransigente ed individuale, che ha avuto il merito di avere preparato sulla questione romana l'opinione pubblica italiana