Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1305>
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Epistolario di Giuseppe Montanelli, eco, 1305
grandi speranze; il '48 doveva essere l'anno dell'azione. Gli appelli, i proclami, le manifestazioni di popolo, si succedevano senza interruzione. H marzo fu ricco di avvenimenti e di nuove speranze: il 4, la costituzione di Carlo Alberto; il 14 quella di Pio IX per gli Stati Pontifici; il 17, di Leopoldo II in Toscana, precedute e seguite, a breve distanza, da una serie di movimenti insurrezionali dalla Sicilia a Milano, da Parigi a Vienna. In Toscana, se nessuna manifestazione apertamente rivo­luzionaria si era palesata, al contrario un'intensa e diffusa preparazione spirituale aveva preparato gli animi, per quella che doveva essere una azione più estesa da un capo all'altro della Penisola. La Toscana, che ospitava i più caldi animatori di libertà di tutte le regioni d'Italia era, si può affermare, il centro animatore del movimento unitario, il nucleo di collegamento fra il sud e il nord: era dalla Toscana che si dilagavano per il Veneto, per la Lombardia, per la Sicilia, per la Romagna, gli appelli incitatori, i piani della riscossa nazionale; era in Toscana dove, alla sfuggita, si riunivano a convegni segreti gli agitatori di tutta Italia.
Ha se Firenze, capitale del Granducato, dava segni più manifesti del sentimento popolare con manifestazioni di piazza, Pisa e Livorno erano i centri dell'azione; la prima, per opera del Montanelli, circondato da un gruppo di intellettuali e protetto da una gioventù universitaria cosmopoliticamente italiana, sensibilissima e pronta alle più audaci intraprese; la seconda, per la presenza e il nervosismo del Guer­razzi, e per la partecipazione diretta ed audace di grandi masse di popolo.
Il Montanelli, compiuto quel lavoro preparatorio che doveva assi­curare la partecipazione completa ed incondizionata della Toscana agli eventi intesi al trionfo dell' Unità nazionale, vide che egli doveva essere presente là dove il popolo stava per passare all'azione. Intorno al 20 marzo, appresi i moti di Milano, egli, in compagnia del Frassi, dei due fratelli Parrà, di Luigi Fantoni, staccandosi a Pietrasanta dalla colonna pisana, partiva per la Lombardia. w Il compito del Montanelli e dei suoi compagni era quello di ravvivare il movimento lombardo apportandovi l'adesione e la partecipazione diretta dei rivoluzionari toscani e di pre­parare quanto occorreva per istradare in Lombardia i nuclei volontari.
i) fi Montanelli sì staccò dal gruppo pisano per divergenze sull'azione che i volontari dovevano svolgere in quei giorni; secondo il Montanelli, l'attendere ordini dal Governo Granducale costituiva un asservimento al Granduca e: un periodo di inazione dannoso alla causa liberale. (IV. ilrlVA.)