Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1311>
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Epistolario di Giuseppe Montanelli, ecc. 1311
Pare cbe in Lombardia restì poco da fare. Il Tiro Io italiano è in potere del popolo. I tirolesi fuggono, e non sanno dove trovai riposo. La terra manca sotto ai loro passi* Dispiace molto cbe Venezia ed altre città del veneto abbiano accettata la costituzione di Vienna. Ma si ritiene p. certo cbe appena saputi i trionfi della Lombardia, non vor­ranno fare uno scisma cbe sarebbe vituperevole. Forse Carlo Alberto non avrà adesioni spontanee da tutte le città redenti, ma un Congresso nazionale (solo rimedio contro le discordie cbe potrebbero nascere fra noi per la forma del Governo) aggiusterà ogni cosa. Non ci sarà cbi si rifiuti a questo Congresso, e quando in esso la Nazione abbia proferito il suo voto, non ci sarà cbi osi ribellarsi al voto della Nazione.
Io partirò p. Milano domani. Spero cbe se non tutti, almeno un drappello eletto di mìliti toscani si avanzeranno fino alle Alpi. Il Governo Provvisorio di Milano lo chiede, e sarebbe un vituperio per noi cbe la rappresentanza toscana mancasse. Prescindendo dal vantaggio cbe può fare l'aumento di milizie, questo convegno di tutti gli italiani ai piedi delle Alpi, nel quale si proferisse il giuramento solenne di difenderle da ogni aggressione straniera, sarà un fatto unico nella storia, sarà la vera inaugurazione della nostra unità politica. Appena saprò da qua! porte si avanzano i toscani mi ricongiun­gerò con loro, se la necessità pubblica non mi obbliga ad essere altrove. l>
H Duca di Modena passò travestito, da Torino. Fu riconosciuto e fisebiato solen­nemente. Andò in Francia 1 Che bel luogo di espiazione: una repubblica per il Duca di Modena! Qui manca quasi tutta la gioventù. La dimostrazione di ieri l'altro riuscì tremenda. Il popolo sotto alle finestre del Governatore chiedeva, fremendo, armi e cannoni, e partenza immediata di tutte le truppe per la Lombardia. Rammentava il *21 e il '33 e protestava che per la terza volta non voleva esser tradito. Se non veniva il proclama, oggi era il giorno destinato olla rivoluzione. In questi momenti che abbiamo bisogno di concentrare tutte le forze nell'impresa dell'indipendenza, e di spaventare il nemico con la nostra unione, questo fatto genovese sarebbe riuscito oltremodo dan­noso. Ma Dio non vuole che la cosa vada male e ce lo fa toccare con le mani ad ogni momento. Se rimangono increduli di buona fede dopo il Risorgimento italiano, bisogna mandarli all'ospedale dei matti.
1) Il 21 marzo, deliberato l'intervento della Toscana alla campagna del *48, le trnppe di avanguardia regolari e volontari destinate ad occupare i territori degli ex Stati Estensi, partivano da Firenze la sera stessa in due colonne, dirette: una per Pietrosanto, l'altra per San Marcello Pistoiese. La colonna diretta alla frontiera pistoiese si componeva di cinque compagnie di civici (capitani: Antinori, Niccolini, Tabarrini Baldi, Martini) al comando del capitano Facdouelle; di alcune compagnie di linea e una mezza batteria di artiglieria. La colonna era agli ordini del maggiore Landucci. Seguivano le colonne Bclluomini e Baldini dirette, una alla frontiera pistoiese, l'altra all'occupazione del carrarese*
Nel pomeriggio del 22, partivano da Pisa, per il carrarese, il battaglione della Guardia Universitaria, al comando del prof. T. O. Mosotti; il battaglione della Civica Pisana al comando del maggiore Cesare Studiati; quello dei volontari livornesi al coman­do del capitano Vincenzo Malenchini, mentre da Livorno partivano il 23, il battagbone dello Civica Livornese comandato dal tenente colonnello Giampaolo Bartolomei ó quello del maggiore Mussi. Du Lucca, attraverso la Garfagnana, si concentravano nel carrarese le compagnie lucchesi al comando del maggiore Rossi, mentre da Siena partiva per il campo Lombardo, la colonna Suracim (Cfr. Decreto di intervento del Granduca Leopoldo IX del 21 mano 1848; Comunicali Ufficiali in Cassetta di Firense 21 marzo; Ricordi del generate Metani raccolti da ERNESTA REBUFAT, MSS. Archivio Mondello).