Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1313
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Epistolario di Giuseppe Montanelli, ecc. 1313
di chi si presenta a raccogliere il frutto senza averne gettata la semenza: Se Carlo Alberto fosse entrato in Milano nei giorni del combattimento scrive il Montanelli la Lombardia sarebbe stata sua . Egli ritiene che solo attraverso una grande vittoria Carlo Alberto potrebbe riconquistare l'autorità morale che ha perduta . A questo accenno sull'operato di Carlo Alberto si ricollegano le critiche che il Montanelli ebbe per il monarca sabaudo. Nelle sue memorie egli giudica la politica di Carlo Alberto in modo piuttosto aspro: <cH monarcato sabaudo parla più linguaggi alla volta. Ài popoli della Lombardia e di Venezia dopo la vittoria di Milano dice che porge loro l'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, l'amico dall'amico. E i cortigiani aggiungevano che il re, montando a cavallo per passare il Ticino aveva proferito queste parole: vo a dare al mondo lo spettacolo nuovo di un re che si batte per una repubblica (Memorie, voi. H, p. 281).
Aggiunge il Montanelli che contemporaneamente alle suddette dichiarazioni il ministro degli affari esteri Lorenzo Pareto, scriveva ad Abercombry, che re Carlo Alberto andava in Lombardia ad impedire la repubblica; scriveva al Ricci, ministro sardo a Vienna, che cotesto re non poteva star fermo a causa del rischio che correvano i suoi diritti al ducato di Parma; che andando d'altronde ad impedire la repubblica faceva gli affari di tutti i monarchi europei e quindi anche di casa d'Austria (disposizioni di Lorenzo Pareto ministro degli affari esteri, 23 marzo 1848. Arch. triennale, voi. Ili, p. 97 e seguenti) . Ma il giudizio che il Montanelli dà su Carlo Alberto, sia in queste sue lettere milanesi, sia nelle sue memorie, non può accusare il Triumviro Toscano di contrarietà al governo piemontese, poiché, come si rileva da alcune frasi nel corso di questo Epistolario, egli si esprime in favore della politica adottata dal Piemonte.
La sua opposizione a che Carlo Alberto fosse re di Piemonte e Lombardia non era suggerita da sentimenti ostili alla monarchia sabauda, ma, da quanto si intravede dalla lettura dell'Epistolario, era dovuto piuttosto al timore che discussioni sulla forma politica Monarchia o Repubblica degenerassero in disaccordi. Egli, non vedeva, in quel momento, che l'azione militare e la necessità di rimandare a un Congresso degli stati italiani, a guerra unita, la discussione sulla forma da darsi alla nuova Italia. Il 16 maggio scriveva al Biscardi (L'Italia, 20 maggio 1848, n, 90, p. 259): Parli al cuore dei popoli italiani dicendo di Carlo Alberto gli dica: amatevi tutti e unitevi intorno a me.
Io non invito ad una reggia, ma ad una tenda guerriera ove coi miei figli diciderò tutti i vostri pericoli. Non si parli di Monarchia né di