Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1315>
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Epistolario di Giuseppe Montanelli, ecc. 1315
Milano, 28 marzo. *)
Le -Cose vanno meravigliosamente. L'insurrezione è generale; i tedeschi si arren­dono alla spicciolata senza battersi. Radetzki con quei 10 o 12 mila uomini che gli sono rimasti si ritira verso Mantova; i piemontesi lo inseguono. Si dice essere impossibile che accetti una battaglia campale tanta e Fràdisciplina delle sue truppe!
Vi mando un avviso del Governo Provvisorio che contiene notizie d'arresti ese­guiti a tutto ieri. H generale Schonhals,2) l'aiutante maggiore di Radetzki, è quello che voleva bombardare Milano. I volontari sono animati dal più grande entusiasmo. Oggi ne marceranno molte migliaia sopra a Crema. Venezia ha proclamato la repubblica di S. Marco, dichiarando però che intende seguire il movimento dell'unione italiana. 3) Tommaseo è fra i capi del Governo. Qui ha fatto cattivo senso quella Repubblica di S. Marco richiamata a nuova vita, non perchè si tema che possano insorgere le antiche tirannie aristocratiche, ma perchè rimescolando il passato si corre rischio di ritornare alle Repubbliche del Medio Evo.
L'opinione del Governo Provvisorio di Milano, quanto a forma di Governo, è che non se ne debba parlare finché l'impresa dell'indipendenza non è finita. Vi sono però quelli che vorrebbero proclamata immediatamente la Repubblica. Il Comitato della guerra nel quale è Cattaneo, economista, pende a questo partito. Dell'incorpora­zione al Piemonte un'ora non ne ho sentito parlare a nessuno e mi pare che non si voglia neppur metterla in discussione. Se Carlo Alberto fosse entrato in Milano nei giorni del combattimento non vi è dubbio che la Lombardia sarebbe stata sua. Ma oggi il popolo sente di aver trionfato con le sole sue forze ed è geloso della sua indipendenza. Quando ieri l'altro entrarono i soldati piemontesi una parte del popolo non la intendeva punto bene, e fu necessario persuaderla che erano fratelli e non conquistatori, e che non temesse di nulla. Forse se le forze austriache diventassero di nuovo causa di apprensione pubblica, e Carlo Alberto entrasse in Milano dopo una gran vittoria potrebbe riconqui­stare l'autorità morale che ha perduta. Ma il caso è difficile a verificarsi.
Le disposizioni della popolazione sono sorprendenti; non si mostra nessuna esi­genza; ha la più gran fiducia nel Governo Provvisorio. I più influenti in questo sono giovani molto istruiti e molto stimati per la loro moralità. Se vedeste che bella cosa sono le sale del Governo! Non c'è nessun mistero, nessuna etichetta; tutti quelli che hanno da consigliare qualche cosa vanno la, dicono la loro opinione e ne sono ascoltati. L un Governo alla buona, come dovrebbero essere tutti. Ieri sera mi trovai presente quando
1) Questa, come le altre tre lettere milanesi sono in parte pubblicate nel giornale Vltalia, n. 69, 1 aprile e n. 70, 4 aprile 1848.
2) Schonhals von Karl (n. 15 novembre 1788 a Braunfcls, Vetzelar, m. 16 feb­braio 1857 a Grata). Tenente-Maresciallo dell'esercito austriaco nell'occupazione del LombardoVeneto. Fu uno dei generali di fiducia di Radetzki. (Cfr. Veternenausdemi ital Kriege 1848-49, 7, 3 ed, 1853).
*) Manin, nel suo discorso in piazza S. Marco, il 23 marzo, si pronunziava nei seguenti termini: Si ebbe una Repubblica di gloriosa memoria, però non adattata ai tempi correnti... l'adatteremo. Viva la Repubblica Viva S. Marcai Una Repubblica DÌO. che veneziana, italiana, precorritrice di quella italiana che presto o tardi deve venire, ma la prima cosa necessaria è l'ordino (Brano di discorso di Daniele Manin al popolo veneziano adunato in piatta S, Marco il 23 marzo 1848). Le parole pronun­ziate da Manin sono sufficientemente chiave per togliere quel dubbio a cui accenna il Montanelli nel capoverso successivo. (IV. dell'A.).