Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1317
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Epistolario di Giuseppe Montanelli, ecc. 1317
si riferiscono le lettere del 29 e del 30 marzo. Nella prima si mostra più tranquillo intorno al pericolo di una tendenza separatista che si prospettava per la proclamazione della repubblica di S. Marco e vede con piacere farsi strada l'idea che egli ha manifestato fin da principio (v. lettere genovesi) di rimettere ad un Congresso Nazionale il programma di assetto politico, unico modo per consolidare la vera unità nazionale. Mentre si compiace della forma con cui è compilato l'indirizzo del Governo Provvisorio milanese a Pio IX (lettera Vili), Governo di cui fa ampissimo elogio (lettera IX), censura aspramente gli ufficiali piemontesi, che a parere del Montanelli, non hanno inteso il vero significato della guerra, mancando cioè di quell'entusiasmo di cui era tanto animato il popolo insorto. Le due lettere, attraverso una serie di episodi delle cinque giornate, alcuni dei quali ignorati o poco noti, sono un inno al coraggio e alla magnanimità dei milanesi e Con un contenuto che è tutto una speranza per il trionfo della causa italiana.
Milano, 29 marzo.
Nulla dì nuovo per i movimenti delle truppe. Vengono sempre nuovi rinforzi piemontesi e si dirigono sopra Crema. Si dice che l'esercito di Radetzki ascenda a 25 mila nomini, e pare che si ripieghi sopra a Verona. In questa città il palazzo dove alberga il Viceré è circondato di fascine e si minaccia di appiccarvi il fnoco se i forti cominciassero a tirare* Ieri un ufficiale austriaco con bandiera bianca attraversava Milano portando un dispaccio di Radetzki al Governo Provvisorio. Si proponeva il baratto dei prigionieri. Ma ì milanesi in potere dell'Austria sono poche diecine e mUliaia in potere dei Lombardi. La proposizione non fu e non poteva essere accettata. E singolare l'impudenza con la quale il generale austriaco parla del suo contegno verso Milano. Dice che non mancò mai ai doveri dell'umanità; che avrebbe potuto bombardare Milano; che siamo al principio di guerre le quali faranno della Lombardia un teatro di sangue; che la fortuna della guerra potrebbe ricondurlo fino alle porte di Milano (non osa dire dentro Milano); che può fare quanti ostaggi vuole, ecc., ecc. Tutte le notizie sono che il suo esercito sia in pessime condizioni. Venezia ha scritto al Governo Provvisorio di Mi! ano esprimendo il suo desiderio di andare di concerto con lui. Il timore che si aveva di tendenze di separatismo si va'dileguando. L'idea dell'unità italiana e di nn Congresso Nazionale che la costituisca, domina tutte le opinioni. II Governo Provvisorio l'ha manifestata in vari suoi atti, ma principalmente nel bellissimo indirizzo a Pio IX che leggerete nel n. 3 del giornale ufficiale.
Carlo Alberto ha detto che non vuole entrare in Milano se prima non ha vinto la battaglia. Non potete immaginare che effetto fa sugli animi dei Lombardi questo accorrere di tutta Italia al loro soccorso. Oggi o domani partiranno per Treviglio per dar la caccia a qualche corpo di Croati. E una disperazione per i volontari non trovare da far nulla: ma la buona volontà e già un gran fatto. Come vorrei che vedeste le barricate! Ve ne sono di tutte le specie. Ve n'è una tutta di carta bollata!
Le carrozze di maggior lusso si vedono gettate là per servire alla difesa comune Le offerte ascendono già ad una somma vistosa. Si raccontano aneddoti commoventis-BÙni di povera gente che porta il suo obolo sull'altare della patria.