Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1318>
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1318 Ugo Mondello
Uno dogli ostaggi, il conte Porro, è stato ucciso. Radclzki diceva nella sua let­tera al Governo Provvisorio che era stato ucciso per caso, ma si dice positivamente per istinto di ferocia. Figuratevi come stanno i poveri parenti degli altri ostaggi: Figuratevi il povero Manzoni che ci ha il figliolo minore! Ha ricevuto una lettera nella quale gli dice che sta bene, ma ciò non basta a tranquillizzare il cuore di un padre.
I... sta benone. *) Dio provvede. Anch'io con tutti gli strapazzi che a Pisa nella vita ordinaria mi avrebbero ammazzato sto benissimo.
Milano, 30 marzo.
Si parla dell'arresto del viceré e della resa di Mantova, ma non sono ancora notizie ufficiali. A momenti partiremo verso Brescia, dove ci dicono che i volontari possono essere utili. Di là'vi scriveremo. Non riceviamo lettere di Toscana e ci affligge il non saper nulla del nostro paese e del movimento delle nostre milizie.2) Oggi non vi è nulla di notabile. Si aspetta una dimostrazione, al palazzo del Governo Provvisorio per chie­dere che sia convocata un'assemblea di tutte le provincie insorte della Lombardia. L'idea del Governo Provvisorio sarebbe di differire questa convocazione, finché la guerra di indipendenza non è compiuta per prender consiglio, anche dall'avviamento generale delle cose italiane. Ma forse non. potrà a meno di cedere alle esigenze dei più frettolosi. In generale però il Governo Provvisorio gode molta confidenza e si conduce egregia­mente. Tutti ne parlano con ammirazione e con riconoscenza. Carlo Alberto ieri sera era a Pavia. Il desiderio dell'esercito piemontese è di finirla e le lentezze dispiacciono. La maggior parte degli ufficiali piemontesi sono uomini che non hanno inteso l'indole della guerra attuale. Non calcolano abbastanza quanto ai dovrebbe l'entusiasmo della popolazione, lo scoraggiamento del nemico, e riducono tutto a cifre numeriche e a cal­coli strategici. La città è tranquillissima, e pare impossibile che sia uscita otto giorni fa da una rivoluzione che non ha esempio nella storia.
Ieri a Porta Tosa fu festeggiata una dalla quale si fecero prodigi. C'era la banda, si cantarono inni, si sventolarono bandiere. Ora le barricate si cominciano a disfare. Mi dispiace. Vorrei che gli oggetti che hanno servito a formarle si conservassero come reliquie, e in ogni casa italiana ce nefosse un pezzetto. Non temete di nulla. Dio è con noi.
Lettere X e XI.
È a Brescia che il Montanelli svolge la sua maggiore attività poli­tica. In questa città ha contatti con gli uomini che hanno guidato l'insur­rezione e che governano la città. Brescia diventa per lui il quartier gene­rale della sua azione politica: di là parte per Trento, di là ordisce il piano per attrarre il Tirolo alla causa italiana. Le due lettere da Brescia del
*) Nel carteggio Montanelli non trovo alcun corrispondente il cui nome di bat­tesimo o di casato cominci con I. Probabilmente egli parla del Luigi Fan toni, futuro genero della Parrà e l'I. Ò forse, un F. male scritto. (N. delVA.).
2) Il 30 marzo, le milizie toscane, forti di 7000 uomini tra truppa regolare e volontari, avevano già raggiunto Ferrara e si accingevano a passare il Pò a Pontela-goscuro, che però attraversavano soltanto pia tardi, il 16 aprile, in prossimità di Brescicllo, al comando del De Laugier. (Cfr. Comunicati del Ministro della Guerra, in Monitore Toscano, maggio 1848).