Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1319>
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Epistolario di Giuseppe Montanelli, ecc. 1319
31 marzo e del 1 aprile a cui altre fanno seguito, ci fanno conoscere l'influenza grandissima che egli ebbe sugli avvenimenti politici del bre­sciano e del Tirolo. Giunto a Brescia nella notte del 31 marzo, pren­devo subito accordi con quel Governo Provvisorio per iniziare il 2 aprile la sua propaganda nel Tirolo. H compito del Montanelli era queo di indurre i tirolesi, cbe, a quanto si deduce, erano incerti a far causa comune con le città insorte della Lombardia.
L'insurrezione del Tirolo era considerata come indispensabile alle sorti della guerra perchè avrebbe tagliato la ritirata all'esercito austriaco.
La lettura di queste lettere bresciane, nelle quali il Montanelli vi infonde tutto l'entusiasmo della sua anima sensibilissima, ci fanno rivi­vere nei più minuti particolari la vita di Brescia in quei giorni di riscossa e di preparazione. Le due lettere, per il loro contenuto politico, costitui­scono due documenti cke chiariscono maggiormente il contributo che i patrioti bresciani apportarono al periodo rivoluzionario del *48.
Brescia 31 marzo.
Partimmo ieri da Milano. Il nostro viaggio fa senza alcun incontro. Ad ogni piccolo borgo si trovavano pattuglie di paesani; fermarono le carrozze, domandarono chi eravamo; Italiani ! Evviva fratelli, fa la risposta, e ci lasciarono proseguire. Arri­vammo a Brescia al tocco della mezzanotte. Radetzki è a un'ora o poco più di cammino. Fu temuto nella notte che tentasse un assalto alla città; fu chiamato all'armi, ma era un falso allarme. Oggi si crede che ripieghi sopra a Mantova. Non sarà tanto matto da prendersela con Brescia dopo essersi rotto il collo a Milano. La città è disposta a una difesa disperata. Tutte le strade sono barricate. Ogni casa è prov­vista di pietre. Tatti sono armati: vi sono corpi volontari. I preti e i cappuccini col facile e colla, croce precedono le pattuglie. È uno spettacolo magnifico. E su tutti i visi sfavilla la gioia. Viva VItalia! In cima ai bastioni ci è un grandissimo Crocefisso in mezzo a due bandiere tricolori. À momenti arriverà la troppa piemontese. La incontreranno per la via. Non si può descrivere l'entusiasmo che hanno quei soldati. Uno di noi grida ad un ufficiale che era in un caffè: Viva i soldati piemontesei! Egli replicò: Viva gl'italiani! Siamo tutti italiani. Se da questo magnifico movimento non ne dovesse uscire una Italia, se dovessimo restare colle nostre divisioni di piccoli e di grandi stati, in verità saremmo indegni del gran dono che ci ha fatto la prov­videnza. L'esercito nemico (se pure merita questo nome) è scoraggiato, è in dissolu­zione. Un intero battaglione italiano è disertato. Qui ci sono 1500 prigionieri. Se vedeste come gl'italiani disertori sono lieti II unno sempre la divisa austriaca e mi rammentano i nostri bianchini,]) ma la coccarda tricolore li distingue dall'odioso nemico. Anche i prigionieri tedeschi sono contenti, e servono sempre sotto una certa sorveglianza, alla nostra santa causa. Vi scrìvo in piazza da un tavolino di un caffè. Volontari di tutte le classi girano su e giù, si raccolgono in capannelli, fanno un gran
i) Nomignolo dato dai fiorentini e dai toscani ai soldati di Leopoldo II. (JV. dell*A.).