Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1329>
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Epistolario di Giuseppe Montanelli, ecc. 1329
1 accampamento in un luogo cosi insalubre come questo dovesse durare ancora del tempo non vi si potrebbe reggere. Le forze si esauriscono negli allearmi continui provo­cati dai nostri nemici forse per stancarci e dopo averci bene stancati attaccarci. Ho veduto Matteini.l)
Lettera XX.
Il Montanelli, partito da Pisa col battaglione universitario, si era staccato dal gruppo pisano subito dopo la prima tappa in Lunigiana. Nelle sue Memorie egli spiega le ragioni ebe lo indussero a lasciare la colonna pisana: Impaziente di indugi e non sentendomi punto disposto a fare in Lunigiana il gendarme al Granduca, io mi staccai dai compagni al confine di Pietrasanta; e promisi ricongiungermi non appena fossero in faccia al nemico e tirai avanti per la Lombardia . (Memorie, voi. II, p. 281).
H distacco dai compagni pisani, le critiche che sorsero sul suo ope­rato, gli atteggiamenti assunti da alcuni personaggi del patriottismo pisano, i giudizi su uomini e cose costituiscono la maggior parte del con­tenuto di questa sua seconda lettera da Curtatone, che è soprattutto di grande interesse perchè ci da conferma che la corrente dominante dell'opinione pubblica era contraria all'idea repubblicana e tale da con­sigliare il Montanelli a far sì che il Mazzini ne fosse informato onde met­terlo in guardia da mene che avrebbero voluto condurre i repubblicani
a dimostrazioni intempestive.
Dal Campo di Curtatone 2 maggio.
Finalmente son riunito alla colonna pisana. Ilnostro Quarfcier Generale è a Castel-lacchio. Arrivammo là ieri l'altro, e fino da ieri siamo qui al campo. A Gastellucchio in quelle poche ore che mi ci trattenni non mi ci potevo vedere e ne capite le ragioni. Sono là quei tali che mi ripugna il vedere. Leonetto è uno dei più armeggioni.2) Qui mi trovo
toscani, lasciarono il campo di Curtatone, ritornando in Lombardia partecipando a varie azioni senza però far parte, come si è detto (vedi nota 2 a pag. 1320), di alcun corpo, combattendo da borghesi ciò che gli espose a pericoli maggiori, avendo corso rischio di esser fucilati perchè scambiati per spie. Sull'episodio occorso al Frassi e al Moretti ne parla il Yannucci che cita il Meycr (ATTO VANNUCCI, in Nuova Antologia, voi. IX, 1868).
1) Il Matteini, di cui nella lettera, è probabilmente il tenente colonnello Matteini di Pistoia, facente parte della colonna Melani. (JV. dclVA.).
2) Si riferisce a Leonetto Cipriani (n. a Ccnturi, Corsica, il 16 ottobre 1812, m. ivi, il 10 maggio 1888), volontario nel battaglione livornese, combattè a Curtatone col fratello Giuseppe. Nell'agosto dello stesso anno accettò, dopo il rifiuto di Don Neri Corsini, l'incarico di sedare i moti livornesi. Nominato Commissario Straordinario, col grado di colonnello, tentò di reprimere quel movimento, ma sopraffatto dall'aperta ribellione popolare, fu costretto, con i pochi carabinieri rimastigli fedeli, ad asserra­gliarsi nella Fortezza Nuova e di 11, per via di mare, raggiungere la spiaggia di Combo. Direttosi a Firenze, andò quindi a Torino, arruolandosi nell'esercito sardo, dove prese