Rassegna storica del Risorgimento
BONELLI CESARE
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1937
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1347
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Il generale Bonetti 1347
perchè .mentre noi giungemmo olla tappa alle ore 12 di notte, altri non vi sono ancora giunti adesso alle ore 2 del giorno successivo e taluni dovranno ripartire forse appena arrivati. Ho terminato adesso di pranzare e molto felicemente poiché alla fine del pranzo mi giunse la tua carissima del 21 corr., piena d'affetto, come al solito.
Adesso ho ancor da prendere il caffè che arriva in quest'istante nella solita tazza di latta la anale serve pure da bicchiere pel vino e da recipiente, quando si manda a prendere olio od aceto. Sono oggetti che ci dà 1*amministrazione militare; vi sono tante cucine, ciascuna serve per 4 uffiziali. U pranzo nostro è sempre composto di un lesso con insalata, tranne qualche volta che questa non si trova, e vi aggiungiamo poi ancora un pezzo di formaggio: io mangio una volta sola. Malgrado che durante questa marcia si sentisse il cannone verso l'Isonzo, oggi anzi in questo momento si diffonde la voce che le trattative vanno a porre termine alle nostre operazioni militari. Ciò ha il vantaggio di poter compiere più. presto e meglio l'ordinamento del Veneto, ma intanto non si riunirà forse l'Istria ed il Tirolo, quindi rimane riservata una futura guerra e spero che quella faremo poi più saviamente di questa. Non supporre di trovarmi fra le nomine dei generali: tutto al più fra i brigadieri se la guerra avesse durato, ma colla pace imminente ritornerò a Pavia, come prima, e ciò mi darò il vantaggio di vederti più presto. Per questa volta non scrivo più: parto per Tozmassona verso Udine. Amami come so e vedo che mi ami, di a Camilla che farò il possibile per venir presto... Tanti baci saluti etc
tuo Cesare.
Lettera n. 36.
Flambro, 26 luglio 1866.
Cara Adele, Questa notte abbiamo fatto una lunga tappa ed in gran parte al trotto ed al galoppo, e siamo venuti a Talmassons (non Tormassona come ti scrissi ieri) dove abbiamo dormito, ma il Gen. Pianell essendo alloggiato in modo da non poter attendere a quanto occorreva, questa mane di buon'ora venne l'ora di partire per Ilambro: vi rimaniamo questa notte e domattina andremo nei paesi verso la Fortezza di Palmanova, tuttavia occupata da una debole guarnigione austriaca, ma non si tratta di attaccarla. Credo che da ieri vi sia armistizio, e che duri in tutto giorni cinque: ma finora non ci ha procurato alcuna fermata: spero però che ci ferme-Temo da domani. Gli Austriaci sono ancora lontani nell'Illiria, anzi hanno sgombrato Gorizia e sembra che continuino a ritirarsi. Si ritiene prossima la pace; l'esercito ne è spiacente ed ha le sue brave ragioni: ad ogni modo, se vi è un positivo guadagno, cioè un acquisto considerevole di Provincie ancorché dubbia l'annessione del Tirolo, Uliria ed Istria bisognerà aver pazienza e pensare a far più tardi ciò che non risulta fatto per ora, riservandosi di operare a suo tempo con maggior abilità di quanto avvenne in questa campagna. So che la flotta ebbe uno o due serii combattimenti, che il Gen. Medici marcia verso il Tirolo, che il Gen. Garibaldi deve aver avuto uno scontro vantaggioso, ma non conosciamo mai i fatti con precisione.
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Il linguaggio di questo paese, veneto corrotto, comincio a capirsi poco, hanno parole di cui nessuno indovina il significato. Nella marcia di questa notte ebbi sempre mal di ventre, ma ora è passato: ho anche un orecchio un po' gonfio. Forse per aria presa mentre ero sudato, e per l'acquazzone di due notti fa, ma è niente, e durante