Rassegna storica del Risorgimento

BONELLI CESARE
anno <1937>   pagina <1364>
immagine non disponibile

1364
Salvatóre Sibilia
A questa lettera, il Cairoli rispondeva, nello stesso giorno, in. questi termini:
Eccellenza, credo inutile il venire personalmente ad esprimerle le mie istanze, poiché non è possibile che EUa voglia togliermi la di Lei preziosa collaborazione. Essendo, dunque, Ella il suo successore, la questione delicata, per la quale mi scrisse, sarà risolta in giornata. L'attendo alle quattro. Le rinnovo i più vivi ringraziamenti e mi riconfermo colla più alta stima e colla più devota amicizia suo aiTczionatissimo Benedetto Cairoli.
E così, con questo squisito biglietto, prova della stima di cui il Cairoli circondava il Bonelli, la questione delicata era risolta. Il Bonelli rimase nel Gabinetto, certamente a malincuore e ciò non perchè egli non volesse collaborare al Governo, ma perchè veramente la situazione politica e l'opposizione della sinistra alla concessione dei fondi militari che il Bonelli richiedeva come indispensabili, erano un ostacolo alla sua retta attività di soldato che conosceva i bisogni dell'esercito.
Ma, nel gennaio del 1880, disgustato, nuovamente, dalle continue opposizioni da parte di alcuni deputati, egli scriveva al presidente del Consiglio per pregarlo, ancora una volta, di esonerarlo.
Il presidente del Consiglio rifiutava, con questa lettera del 23 gennaio:
Eccellenza, l'accusa ingiusta e maligna fu diretta a tutto il ministero intiera­mente solidale con Lei in questa ed in tutte le altre questioni che, specialmente, la riguardano. La dimissione è, quindi, impossibile e io sono sicuro che Ella non vorrà insistere anche per quel sentimento d'amicizia che è uno dei miei più preziosi conforti. Non aggiungo altro perchè avrò la soddisfazione di vederla fra poche ore. Mi creda sempre suo devotissimo ed aifezionatissimo Benedetto Cairoli.
In questo frattempo era anche- avvenuta nell'estate del '79 la pubblicazione di un articolo intitolato Italicae res su una rivista militare austriaca, dovuto al colonnello Haymerle, addetto militare all'ambasciata austriaca a Roma, in cui c'erano evidenti accuse di irredentismo contro l'Italia, lamentele per il Governo debole, che non sapeva opporsi a questa pubblica opinione avversa all'Austria e si lasciava chiaramente comprendere che ad una nazione sostenuta da un esercito insufficiente per ogni rispetto, come l'Italia, non con­veniva punto guastarsi con l'Austria con la quale, invece, doveva sforzarsi di stringere le più cordiali relazioni.
Si può facilmente comprendere quanto male facesse questo arti­colo al generale Bonelli che presiedeva, allora, alle sorti dell'esercito