Rassegna storica del Risorgimento
BONELLI CESARE
anno
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1937
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pagina
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1365
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U generale Bonetti 1365
italiano e che, inutilmente, chiedeva al Parlamento l'approvazione per le spese militari.
Nel febb raio 1880, il generale Bonelli faceva ancora presente al Cairoli l'imperiosa necessità di dimettersi, ringraziandolo dell'amicizia che gli testimoniava. Ma né anche questa volta il presidente del Consiglio accettava le sue dimissioni, infatti, il 6 febbraio, Cairoli gli scriveva:
Eccellenza, faccio un appello alla di Lei squisita delicatézza ripetendo che la sua dimissione è impossibile. Sarebbe un fatto ab normale, senza esempio, contro lo spìrito, la lettera e le consuetudini costituzionali perchè i ministri si dimettono quando manca loro la fiducia del Re o quella della Camera, oppure per grave dissenso coi loro colleglli. La sua uscita sarebbe naturalmente imputata a qualcuna di queste cause, ma, ciò non essendo, deve ripugnare alla di Lei specchiata lealtà l'insistere in una risoluzione che sarebbe cosi falsamente interpretata. Ella non è uomo, poi, da indietreggiare davanti alle difficoltà, abbandonando i suoi colleghi quando esse raccomandano loro di stare uniti nella solidarietà dell'alto mandato volontariamente assunto. Mi creda sempre suo devotissimo ed affezionatissimo Benedetto Cairoli.
La situazione andava facendosi sempre più difficile ed insostenibile per il generale Bonelli, e, ripetiamo, esclusivamente per l'opposizione sistematica che i deputati della Sinistra avevano assunto, non contro la sua persona, ma contro l'esercito. Le seguenti lettere sono una documentazione serrata e precisa di questa opposizione e delle amarezze che esse causarono alla rettitudine morale e militare del generale Bonelli; e sono anche una illustrazione del doloroso periodo politico che l'Italia stava attraversando. Noi le pubblichiamo qui, per la prima volta, precisamente allo scopo di portare nuovi elementi di giudizio e di comprensione non tanto nella adamantina figura del generale Bonelli quanto nella storia della ridda dei Ministeri che, per la divisione della Sinistra, si succedevano l'uno all'altro, e nella storia stessa dell'Italia in questo delicatissimo tempo.
Il Cairoli comprendeva benissimo che, forse, nessun altro generale
avrebbe, volentieri, voluto prendere la successione del Bonelli e, d'altra
parte, desiderava conservarsi la collaborazione di questo soldato su
cui, al momento della scelta, l'approvazione della pubblica opinione
s'era trovata unanime per le doti di serietà morale, di indipendenza
dai partiti politici e di eroiche tradizioni militari. Perciò, ad un dato
istante, non rispose più alle sollecitatorie del Bonelli, deciso a mantenere
la compagine del suo Gabinetto.
SALVATORE SIBILIA
(Continua)