Rassegna storica del Risorgimento
MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SCOTTO ACHILLE LORENZO ; GARIBALDINI
anno
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1937
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pagina
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1368
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1368 Varietà, appunti e notizie
Appressandosi il periodo culminante. della lotta e la gloriosa giornata del 30 aprile, lo Scotto descrive con frase schietta e colorita gli epici momenti della difesa:
Qualche tempo dopo nella mattinata sento dire che venivano tante migliaia di Francesi che da vari giorni erano sbarcati a Civitavecchia. Vidi un correre da tutte le parli, chi per farsi aggiustare le armi da fuoco e chi da taglio; le truppe che entravano nella città senza riprendere fiato andavano a collocarsi alle feritoie delle mura; per tutte le strade si costruivano barricate e dov'ero di casa io si buttava terra e rena per i cavalli, perchè di là passavano tutto il giorno le staffette, che andavano e venivano dalla Pilotta alle fortificazioni delle mura; quando una mattina sulle undici o dodici ore si ode in lontananza un gran rumore di cannonate, un suonar di campane ed un correre di armati che gridavano: a Porta S. Pancrazio, tutti a porta S. Pancrazio!; andai a chiamare l'amico Giovannino e alla sfuggita si andò a Piazza Colonna, e potemmo salire per le scale della Colonna fino alla cima di essa, per vedere qualche cosa in lontananza, ma nulla si poteva vedere per il gran fumo; quando scendemmo, però, potemmo scorgere gente armata che ritornava, e ciascuno veniva con qualche cosa tolta ai Francesi, chi con abiti insanguinati, chi con spade e baionette, chi aveva una uniforme francese infilata al fucile, chi un giaco (sic) o qualche altro oggetto, e tutti gridavano e molti dicevano che se fosse stato per il volere di Garibaldi, non sarebbe rimasto più. un francese per portare in Francia la notizia al Signor Napoleone della loro piena e ingloriosa sconfitta.
Dove lo Scotto, pur senza pretese letterarie, diventa utilmente documentario è quando egli, volontario dei Mille, parla di Calatanmi e delle tre memorabili giornate di combattimento fino alla conquista di Palermo alla quale prese parte attiva.
Sull'azione personale dello Scotto, nel prodigioso assalto di Cala-tafimi, l'episodica si accresce di nuove notizie oltre quelle dei molti narratori e lo Scotto, come sempre fedele alla verità, aggiunge originali scorci ai rapidi passaggi dei fatti d'arme della decisiva giornata. Egli, nella seguente lettera, si richiama, per alcuni particolari, alla memoria del generale Dezza:
Roma, 7 luglio 1885. Egregio Amico Generale Giuseppe Dezza,
Il 25 giugno ho ricevuto la Sua pregiatissima lettera, dalla quale con molto piacere ricevo i suoi consigli affettuosi e sinceri, animati dal Suo nobile patriottismo. Con molto mio piacere sento dalla S. V. Onorevole che ho buona memoria, da questo vedo che anche V. Signoria ne gode e ne possiede altrettanta. Se non le dispiace torno sui fatti di quella giornata nei quali mi piace di intrattenermi.
Finito che fu il combattimento Ella con il Generale Garibaldi ed altri uniti si trovavano hi mezzo al Campo, mentre io vi passava davanti, portando un bellissimo cavallo bianco e nero per la cavezza di corda, ferito all'occhio sinistro, tenendo ie nella sinistra il mio fucile legato ad una funicella e colpito da una palla nemica rimasta attaccata nella cassa, sotto la seconda fascetta.