Rassegna storica del Risorgimento

MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SCOTTO ACHILLE LORENZO ; GARIBALDINI
anno <1937>   pagina <1369>
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Varietà, appunti e notizie 1369
Mentre glie lo mostrai Ella mi additò al Generale e poi mi disse: Scotto tienilo quel cavallo che poi me lo venderai a me. Io avevo pure una baionetta a daga dei cacciatori, senza fodero* infilata nella cintola.
In seguito Menotti mi disse: di chi è quel cavallo? gli risposi: è mio. Egli lo guardò, l*ho trovato per il campo sotto Calatafimi. Egli mi rispose: ma quel cavallo è nostro era di Bixiot
Allora lo consegnai ad altri e me ne andai a Vita a riposarmi di quella giornata.
Ora in due parole le farò la storia di quel mio fucile sempre di Calatafimi.
Quando noi fummo attaccati dai Borbonici, io era nella Nona Compagnia, che fu posta sulla estrema sinistra sa dei dirupi sulla strada maestra di Calatanmi. Aspettando come era l'ordine. Poi ci precipitammo sopra di loro rompendo i loro care (sic) in vara punti alla baionetta. Io e tutta la Nona Compagnia girammo sino alla estrema destra nel basso ove vi era una casa, ossia un tinello grande; accanto ad esso vi erano delle grosse piante di fichi, sotto le quali ci mettemmo a sparare, io era più prossimo alla casa quando, mentre caricavo il facile, mi venne una palla nella cassa e mi lasciò storta la bacchetta in modo da non potersi più cavare, allora mi ritirai: in questo mentre vedo venire verso me uno dei nostri con la sciabola nelle mani ed una Guida a cavallo, sgridandomi tutti e due: perchè vi ritirate? e mentre gli mostrava il fucile offeso all' Uffiziale gli arrivò una palla nemica al ginoc­chio destro e cadde, la Guida se ne andò. Io rimasi a contemplare l'Uffiziale, che in seguito ho saputo essere stato il Capitano Montanari. Non so capire poi come era là senza la Compagnia.
Sentendomi preso di mira dal nemico mi gettai in terra, e guardando dove era il grano alto mi rotolai di quarto fino ad esso; là stetti un poco, poi mi alzai e tornai daU'TIifiziale, gli feci coraggio, poi corsi alla casa, vi erano dentro dei carabbinieri genovesi i quali avevano di fuori appoggiate alla casa le loro carabine, fra questi vi era fl. fratello di Antonio Mosto. Pregai loro di venir meco, ad aiutare l'Uffiziale, ma si ricusarono ed alcuni mi additarono una fossa dove vi trovai Gxafìini e Bar­bieri Gerolamo della Sesta Compagnia, vennero e mi seguirono e ne vennero anche degli altri, i quali lo presero tutti sulle spalle ma sul più bello per le gran fucilate dei nemici lo fecero cadere dalle braccia ed il povero Uffiziale svenne ed io dovei gettarmi ancora fra il grano ed aspettare altri soccorsi... quindi mi alzai, corsi alla casa, tentai di portarmi via una di quelle carabine, ma essendo stato preso dai Cara­binieri a fucilate dovei ributtarla e così seguitai a salire il monte girando a sinistra sempre con il mio vecchio fucile, cosi fu che mi riunii a voi. Rividi Piva, Lei suo fratello ed altri ufficiali e soldati, entrando e sortendo dalla siepe ebe fu abbattuta quindi ci riposammo facendo alt dove io ebbi l'alterco già detto nell'altra mia ove era Garibaldi sedato in terra.
Le tre giornate dell'attacco e della presa di Palermo insorta sono narrate da Garibaldi, dall'Abba e da tanti altri, e ultimamente, dallo Agrati con cautela documentaria veramente ricostruttiva; la narra­zione dello Scotto, nel suo linguaggio popolare, ha pure fresche ed originali particolarità che pensiamo di riportare:
Io, in allora soldato della Nona Compagnia dei Mille il giorno 29 maggio 1860, dopo le dodici meridiane andai fuori la Porta Montaito, e sull'angolo a destra del Bastione trovai il Capo di Stato Maggiore Sirtorf, ed il Comandante del Battaglione