Rassegna storica del Risorgimento

MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SCOTTO ACHILLE LORENZO ; GARIBALDINI
anno <1937>   pagina <1371>
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Varietà,, appunti .fiottate
poi dei veneti ed altri che avanzavansi dalia Via Viaria e dalle Vie vicine all'Annun­ziala. Li invitai con i gesti a venire tutti sotto il Bastione. Erano circa una ventina e li animai dicendo loro: Compagni, dobbiamo salire sul Bastione a tutti i costì, per Dio!... Guardate!... Da quella casa i nostri ci difenderanno quando saremo lì sopra. Qua in questo Convento ci sono pure dei nostri, altri ne verranno, su dunque andiamo? . Mi risposero: andiamo ma come? (perchènon vedevano che una sola scala). Fresi allora l'una e l'altra e le appoggiai tutte e due al Baluardo, di fuori della Porta nel punto più basso del muro, ed invitai gli altri a salire. Il primo fu il Cccchi Silve­stro di Livorno, rosso di capélli, il secondo fu un altro toscano, dalla mia scala io volli salire per il terzo. Quando fummo di sopra io vidi subito la garitta con il cadavere della sentinella uccisa dal Simoni. Corsi subito all'angolo più prossimo della casa, ove ora vi è l'osteria, e senza perdere tempo, mi misi presso l'uscio, alzando il cane del mio fucile, facendo segni agli altri che andassero alle finestre.
Mentre gli altri si disponevano avanti alle due finestre e vi penetrarono spa­rando, di là dentro sentiva un gran baccano e lotta, dall'uscio uscì un soldato regio fuggendo tutto spaventato, che lo lasciai andare gridandogli soltanto dietro Ah boia! . Detto questo fuggì più spaventato che mai. Non mi mossi per attenderne degli altri. Ad un tratto mi accorsi che uscivano dalla finestra dalla parte di ponente della casa, però li lasciai andare senza molestarli, dicendo fra me: andate pure così la casa sarà nostra... e prima che ce la riprendiate l'avrete da fare con noi!... Intanto mi attorniarono i miei compagni e ci mettemmo tutti sull'angolo della casa, che guarda il Palazzo Reale. Bisognava però guardarsi bene da quello, perciò i nemici non ai potettero inseguire come avremmo voluto.
Intanto i Borbonici, scesi nell'altro piazzale del Bastione dove era il piccolo orto, si erano agglomerati in gran quantità presso una porticina, che ora si vede murata; saranno stati una cinquantina, e non potevano passare che a stento ad uno alla volta ; noi tirammo più Volte a quell'agglomeramento, da dove si udirono partire grida dispe­rate e strazianti, e ne vedemmo alcuni gettarsi giù dalle mura del Bastione.
Io vedendo che non ci offendevano e che erano tutti intenti ad andarsene con le buone, pregai i miei compagni a cessare il fuoco dicendo: aspettiamo che se ne vadano e quando tutti se ne furono andati dissi ai miei compagni: avanti, scendiamo .
Appena comparimmo tutti da quel lato del Baluardo, dal Palazzo Reale ci comin­ciarono a tempestare di palle, in modo da non farci trovare scampo, non si sapeva come ripararsi da tanta tempesta così allo scoperto.
Saranno state le cinque o le sei pomeridiane. Mi trovai avanti alla porta del Bastione che mette sulla Piazza dell'Annunziata, questa era chiusa, ed in essa vi era uno squarcio, dal quale stava passando un uomo a stento, egli passò poi ne venne un altro- e vedendo che ve ne erano degli altri che volevano passare gli feci la proposta di gettare grò tutti quella porta, ma non mi vollero dare ascolto. Io consi­derando la loro pigrizia mi accorsi che eran gente che non veniva dentro per aiutarci, ma bensì per prendere roba e per spogliare i morti!...
Intanto le fucilate dal Palazzo venivano giù senza discrezione, così non mi curai più di loro e vedendo vicino a me dei buoni popolani li pregai a voler barricare alla meglio quella porticina da dove erano partiti i Regi, e di andare a prendere delle garaviue, pale e zappe per praticare un solco presso il parapetto del Baluardo, per potervi star dentro. Intanto noi rispondevamo alla meglio al nemico, battendo anche quelli che ci fuggivano al disotto del muro, i quali erano costretti di passarci d'innanzi ad uno ad uno passando da pilastro a pilastro, sotto il tetto del panificio, che sta fuori
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