Rassegna storica del Risorgimento

MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SCOTTO ACHILLE LORENZO ; GARIBALDINI
anno <1937>   pagina <1372>
immagine non disponibile

1372 Varietà, .appunti e notizie
la Porta di Castro. Verso la sera ci vennero alenai dei nostri a rinforzo e ci portarono dell'acqua, delle cartucce e delle grosse pagnotte spizzate. Però di mano in mano che si faceva notte i miei compagni se ne andavano via e io rimasi con pochi Mi rammento che alcuni di costoro mentre facevano fuoco alle finestre del Palazzo che vedevamo illuminate, mi facevano notare i lamenti ed i gemiti che si sentivano salire dal disotto.
A poco a poco anche questi se ne andarono via e cosi rimasi solo su quella posi­zione cosi importante e che si era presa con tanto sacrificio. Fra quelli che mi furono compagni nel combattimento noto il Marin Giovanni Battista di Conegliano Veneto, i già detti e dei bergamaschi dei quali non ricordo il nome.
A notte inoltrata me ne andai anch'io, uscii nella Piazzetta dell'Annunziata ove trovai una ventina dei nostri già coricati in terra per prendere sonno. Dissi loro: Gio­vanotti, perchè non andate sul Bastione che è restato solo? . Un uomo dalla barba che io al buio non distinsi e che poi seppi essere il Capitano Ciaccio mi disse queste testuali parole: E voi perchè avete abbandonato il posto? . Mi ricordo che quelle sue parole mi irritarono moltissimo, ma a lui non ne feci alcuna dimostrazione. Alcuni dei buoni di quella Compagnia si appressarono al Capitano parlando bene di me, così il capitano si rivolse a me dicendo: Scusate giovino tto, non vi aveva ben ravvisato, come sento ed ora pur mi rammento che avete fatto bene il vostro dovere presso di noi nel Convento e vi chiamate Scotto. Sentite fate cosi: voi che conoscete bene la posizione, per questa notte mantenetemi le sentinelle sul Bastione e domani vi porterò al rapporto .
Qualche mese dopo di questo fatto, il Capitano Ciaccio Alessandro mi fece un certi-" ficato lodevole di quella giornata e del fatto, che io non feci vidimare per dimenticanza.
Però ciò non ostante quando il Re Vittorio Emanuele venne a Palermo ed emanò un editto, con il quale accordava un'udienza speciale ai Mille e che in esso si leg­geva * che coloro che avessero le domande a fare le portassero . Io portai la mia con la quale domandavo a S. Maestà di essere ammesso nel Collegio militare. In essa vi acclusi due attestati, uno del Capitano, l'altro dell'Ospedale Militare di Palermo, firmato dal Professore Coppola, nel quale si dichiarava che io soffrii colà una pericolo­sissima malattia di tifo...
Sfogliare mi materiale documentario, quasi totalmente autobio­grafico, convergente ad un fine storico è, nei riguardi del nostro Risorgimento, funzione propulsiva di verità, e quando tale materiale scaturisce da intenzioni narrative scevre d'interesse personale oltre che costituire una fedele testimonianza del tempo e del particolare memo­rabile esso è fidatissima, e, talvolta, correttiva guida di ricerche.
Achille Lorenzo Scotto, mai fino ad ora meritamente ricordato, morì poco più che cinquantenne nel 1888 a Roma, dove aveva vissuto con la famiglia, campando di un magro lavoro artigiano. Mori nella fede mazziniana, modestamente, senza chiedere e senza reclamare, eterno indigente spesso aspirando il sigaro in mancanza del pranzo, come non pochi della numerosa Legione di coloro che seguirono volontari l'Eroe dal 1849 al 1870.
MARIO LIZZANI'