Rassegna storica del Risorgimento

MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SCOTTO ACHILLE LORENZO ; GARIBALDINI
anno <1937>   pagina <1379>
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Libri e periodici 1379
loro esperimento generosissimo: dal fallimento apparente, generale, e da un riplasma-mento generale dell'anima e della coscienza degli italiani, scaturirà la grande, la vera Italia, una, indipendente e libera.
Due grandi personaggi, con tutti ì loro pregi ed i loro difetti, impersonano, più di tutti gB altri, questo periodo: Pi IX e'Garlo Alberto.
Dal gran ribollimento di passioni, saltano fuori e si rivelano i nuovi astri: Vitto-dò Emanuele, Cavour, Garibaldi e Mazzini; si vieu preparando l'Italia nuova nelle sue grandi forze, compatte e risolute di popolo, trascinato dai fervidamente credenti ed operante. nei suoi grandi condottieri.
Cosi ha sentita la storia lo Spellanzon: questo e quel che scaturisce dal suo racconto, preciso, controllato, diligente, minuzioso e sereno.
D'ora in avanti, non accadrà più che imo carchi indarno, in una pubblicazione, tutto quanto possa avere relazione, da vicino o da lontano, con un dato fatto od avve­nimento, compreso nella narrazione. E per accennare alla scrupolosità dell'A., ricor­derò tutto quanto egli narra, alle pagine 157165, a proposito della famosa congiura Sanfedista, a tempo scongiurata, a Roma, nel luglio 1847. Non si sa, ancora oggi, se effettivamente, tale congiura, ci sia stata o no; di quali forze disponesse; se fosse parto della fantasia di pochi esaltati, oppure se fosse collegata ad un più vasto piano; se fosse inventata a bella posta dai liberali, per eliminare del tutto gli elementi gregoriani o reazionari, che ancora brigavano, erano in vista, si reggevano in posti d'importanza, facevano certa ostentazione di non condividere la politica di Pio IX, ecc.
Lo Spellanzon ha cercato di veder tutto, in tutti i campi; ha seguito tutti i fili, avrebbe pur voluto tirare una conclusione sicura; non l'ha potuto: ed ecco che conclude così, da storico veramente sereno ed imparziale, che si pone al di sopra della mischia: Non v'ha dubbio che nei momenti di pubblica commozione, voci fantastiche, destituite d'ogni fondamento, possano trovar credito, crescere, ingigantire, eccitare gli animi, concitare i cuori, commuovere gli spiriti: non sarebbe quindi impossibile che eoa fosse avvenuto anche nelle agitate giornate romane del luglio 1847... Pur tuttavia, in difetto di precisi documenti, capaci di smentire esplicitamente le voci di congiura, noi siamo indotti a credere che qualche occulto maneggio ci sia stato, incontri, disegni, promesse, preparativi, speranze . E, per confortare meglio le sue conclusioni, oltre Aurelio Salii, cita lo storico papale Giuseppe Spada, di solito preciso, diligente e scrupoloso.
Un altro pregio veramente grande dell'opera, dunque, è quello delle illustrazioni, ben scelte, ben collocate, spesso rare, talora, del tutto nuove, tratte dalle più disparate collezioni, pubbliche e private, di ogni parte d'Italia.
Vedere, per credere, il ritratto di Domenico Carbone, di Tortona, dottore in medi­cina, autore della famosa poesia satirica Re Tentenna, a p. 273; l'autografo di Silvio Pellico, a p. 276-77; il ritratto del barone Tomaso Ward, ministro delle Finanze del Duca di Lucca, negoziatore dell'unione del Ducato con la Toscana, nel settembre-ottobre 1847, a p. 301, mai pubblicato prima d'ora; vedere un bel documento del ministro di Ferdinando II, marchese Del Carretto, alle p. 490-91; a p. 528, un bel (jrispi diciottenne; a p. 836, un Pio IX diciassettenne; a p.906-907, l'appello dei Milanesi a Re Carlo Alberto, recato a Torino il 23 marzo 1848, dal conte Enrico Martini: tra i firmatari è Alessandro Manzoni.
Per intimo convincimento e per ammirazione dell'opera, veramente' originale e bella ed utile, dico che non dovrebbe esserci Italiano, o casa italiana, priva di essa.
È la nostra storia.
GIOVANNI MAIOJVI