Rassegna storica del Risorgimento

ARCANGELI FEBO ; FOSCHETTI LUIGIA
anno <1938>   pagina <93>
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Febo Arcangeli e Luigia Foscketti 93
Amici disse Nullo tre anni fa, com'oggi, salpammo da Quarto.
Viva Garibaldi gridarono gl'Italiani e gli altri.
Poco stante fu avvertita la presenza dei Russi in una foresta vicina, datila quale aprirono il fuoco.
I Nostri si stesero lungo e dietro l'argine della strada, pronti a scattare in un assalto garibaldino alla baionetta, non appena il nemico ai fosse avanzato e messo allo scoperto.
Elia Marchetti, come ad offrire un falso bersaglio, posò sull'argine il berretto rosso, e scostatosi d'alcuni passi, si sporse a spiare il successo del suo stratagemma. Una pallaio colpì a sommo il petto. Nullo accorse e lo trasportò al riparo. Accorse anche l'Arcangeli e nell'attraversare l'argine opposto una palla gli attraversò una gamba.
Cavalcava il Nullo sul terrapieno per tenere le file al riparo e pronte all'ordine d'attacco, quando fu visto il suo cavallo cadere ed egli rima­nergli sotto con una gamba. Liberato dal peso della bestia, il generale balzò in piedi incolume La palla che deve colpirmi, disse non è fusa ancora . Ma mentre percorreva a piedi l'argine fatale, fu visto accasciarsi con la faccia rivolta alla foresta, donde gli era venuta la morte.
La morte del Duce determinò la ritirata.
La colonna si sbandò. Nove dei Nostri, compreso il ferito Arcan­geli, tratto a supposto salvamento sull'unico cavallo che rimaneva, furono fatti prigionieri, e sarebbero stati massacrati, se ad impedire l'eccidio non fosse sopraggiunto il generale Szachowoskoi, che gridò in francese:
Chi siete, e di qual paese?
Italiani.
Italia! paese di pazzi e d'eroi. Non era qui il vostro posto. Voi dovete combattere l'Austria e non la Russia. Vi costerà cara.
E passò oltre col suo Stato Maggiore. Ma il giorno dopo quel gene­rale fece trasportare e tumulare a Miechow la salma del Nullo con gli onori militari.
Dio sa quale intima affinità spirituale attraeva questo slavo savio verso quel pazzo latino!
Un altro drappello prese direzione opposta, traendo seco esausto e febbricitante il povero Elia Marchetti verso la frontiera austriaca. Sfuggiti ai Russi, caddero in mano degli Austriaci, e furono tradotti nelle carceri di Cracovia; e di qui, di tappa, in tappa a Vienna, a Trieste, a Venezia sino a quello che era allora il confine italiano. Rimpatriarono verso la metà di maggio.