Rassegna storica del Risorgimento

ARCANGELI FEBO ; FOSCHETTI LUIGIA
anno <1938>   pagina <94>
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Fedele Porri
Elia Marchetti fu lasciato in una piccola città non lontana da Cracovia, dove venne accolto in casa d'una famiglia polacca, che gli fa prodiga delle cure più affettuose.
* *
Prima ancora del rimpatrio dei volontari erano giunte a Bergamo le prime confuse notizie, che davano come cadati, il Nullo, e tatti gli altri. Una ecatombe!
I reduci portarono notizie più certe e precise. Uno di essi, il capi­tano Mazzolerà, recava seco il cinturone del Nullo, forato da piombo moscovita, e l'offriva alla madre del caduto.
Ma Luigia Foschetti, madre di Febo Arcangeli, alla notizia che il figlio giaceva ferito in una città di Polonia (nessuno sapeva preci­sare in quale) senti con la rinata speranza come un getto d'energia indo­mabile. E concepì l'ardito disegno di recarsi a curarlo, fosse pure in capo al mondo. L'amore è intrepido.
A chi le metteva innanzi le difficoltà pressoché insormontabili dell'impresa la donna rispondeva: Buon'anima di mio marito lai che nel quarantotto... non starebbe qui a discutere se andare o non andare, sarebbe già partito. Ora tocca a me. Non c'era da replicare.
Gli amici e le autorità di Bergamo s'interessarono del caso. Il pas­saporto non bastava: era necessario anche un salvacondotto. Persona autorevole, tagliando corto alle lungaggini burocratiche, le ottenne il documento in pochissimo tempo.
La donna, fatto denaro di quei pochi ori del corredo nuziale, acceso un piccolo debito, partì. Era, come leggo in un appunto delle figlie di Febo Arcangeli, il 25 maggio 1863, un lunedì.
II viaggio da Bergamo-Venezia-Trieste ebbe in quest'ultima città un incidente curioso. Nello smontare dal treno un agente della Polizia le si parò davanti domandandole chi fosse e dove andasse.
Sono Luigia Foschetti di Samico e vo in Polonia da mio figlio.
In Polonia! Ma non sapete che in Polonia c'è la rivolusione? E ficcandole due occhi indagatori in viso, domandò ancora:
Cosa fa vostro figlio in Polonia? .
E un povero giovane che vive del suo lavoro.
Avete le carte?
La donna presentò il passaporto, che quegli lesse grugnendo. Poi disse: bisogna venire con me dal sig. Commissario.