Rassegna storica del Risorgimento
ARCANGELI FEBO ; FOSCHETTI LUIGIA
anno
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1938
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pagina
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97
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Febo Arcangeli e Luigia Foschetti 97
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Le avevano detto in casa Horwaht che a OlkuBZ, a cinquanta verste da li, avrebbe potuto avere notizie meno incerte del figlio. Raccomandata al conduttore d'una troica che si recava da quelle parti la mirabile madre riprese il suo viaggio, che per l'ultime dieci verste compì a piedi, dovendo la troica piegare in altra direzione.
A Olkusz, dopo i fatti del 5 maggio, l'autorità militare aveva lasciato una guarnigione di soldati al comando d'un colonnello.
La donna si presentò a lui con il suo salvacondotto in mano. L'ufficiale lesse: La susdite Foschetti Luigia veuve Arcangeli est recom-mandce a toutes les Autorités Civiles et Militaires, pour que cette pauvre mère puisse retrouver son fils Arcangeli Febo, àgé de 24 ans, quell'elle sait avoir été blessé et se trouver dans quelque ville ou viUage de la Pologne,
Alzati gli occhi dal foglio, li fissò sulla donna con un'espressione di curiosità e di pietà insieme: poi scambiata qualche parola in russo con la sua ordinanza, disse in francese: Vostro figlio non è più qui; è a Varsavia. Fate presto se lo volete rivedere.
Misericordia ! E dunque moribondo? Esclamò la madre.
L'ufficiale rispose offrendosi di farla accompagnare alla stazione più. vicina in una vettura militare. Venticinque verste in troica, il resto per via ferrata. La povera madre riprese il viaggio col cuore in tempesta;
A spiegare quel fate presto del colonnello occorre sapere che tre giorni prima Febo Arcangeli era stato, insieme ad altri sette italiani, condannato a morte dal tribunale di guerra. Il fate presto dell'ufficiale si riferiva nella sua intenzione al dubbio che la sentenza potesse aver pronta esecuzione. E l'aver lasciato che quella madre lo riferisse invece all'aggravamento della ferita del figlio è un tratto di delicatezza che onora quel buon soldato.
Davanti al tribunale militare i nostri Italiani rivendicarono nobilmente a se stessi la responsabilità della loro azione.
Siamo tati, disse per tutti l'Arcangeli, sorretto sor una gruccia, soldati di Garibaldi nei Mille di Marsala. Facemmo allora il nostro dovere combattendo per la liberta della nostra Patria. Non ci sarà ascrìtto a delitto l'essere venuti tre anni dopo a combattere per la libertà d'an popolo amico dell' Italia.
. Szeta, non lo nego, dei valorosi rispose il Generale presidente ma non è la Russia il nemico dell' Italia, e non v'è in Russia nessun popolo da liberare. Voi lete venuti a mettervi dalla parte al fianco dei ribelli. Dei ribelli seguirete la sorte.