Rassegna storica del Risorgimento
ARCANGELI FEBO ; FOSCHETTI LUIGIA
anno
<
1938
>
pagina
<
99
>
Febo Arcangeli e Luigia Foschetti 99
La madre dell'Arcangeli volle ad ogni costo accompagnare il figlio, e l'ottenne, perchè il regolamento consentiva, umanamente, alle mogli, ai figli, ai genitori del condannato di andare con lui a seppellirsi in Siberia.
Ad ogni tappa il convoglio aumentava di nuovi deportandi raccolti da ogni parte dell'Impero, mentre altri disgraziati affluivano a prendere il loro posto nelle prigioni sgombrate, in attesa del loro turno per il triste viaggio. E la tragica circolazione si ripeteva quelle due o tre volte ogni anno.
La durata del viaggio dalla fortezza di Czestochu a No vgorod non è determinabile sulla vaga frase del non finiva mai che rilevo dagli appunti delle figlie dell'Arcangeli, ma dovette essere di parecchie settimane.
Viaggio duro di patimenti, amareggiato dai rigori bestiali degli ufficiali e soldati di scorta, che la cieca applicazione del regolamento faceva chiusi e sordi a ogni senso d'umana pietà.
Belv.e da serraglio! diceva l'Arcangeli.
Diavoli, diavoli! aggiungeva la madre.
Né meno affliggente e ributtante lo spettacolo di viltà e di degradazione, cui quel barbarico sistema riduceva quasi tutti i deportati comuni, trascinati in Siberia ad emendarsi.
Bestie da strame! diceva l'Arcangeli.
Povera gente! correggeva la madre. Quanta colpa ne hanno essi?
* * *
Da Novgorod a Perm, ultima tappa europea, al di qua degli Urali, prima di entrare in Siberia, ci sono all' incirca 800 verste, corrispondenti a 863 dei nostri chilometri, che si percorrevano allora parte in battello e parte a piedi.
La mirabile donna risolvette, anche questa volta, non ostante gli scongiuri del figlio, d'accompagnarlo sino a Perm. Aveva veduto con gli occhi del cuore quello che il suo Febo s'ingegnava a dissimulare: il rincrudimento della ferita e lo spasimo di dolori che si facevano di giorno in giorno più atroci.
A Perm, la Foschetti, accompagnata dagli altri deportati italiani, si presentò al medico del convoglio per pregarlo d'una visita al figlio, ormai in condizioni da non poter proseguire il viaggio. La visita fu fatta, e riconosciuto che il deportato Febo Arcangeli del Reparto Politico, n 23 di matricola era indeportahile per allora, fu disposto che fosse ricoverato nell'ospedale civile di Perm, in vista di un'eventuale operazione.