Rassegna storica del Risorgimento
ARCANGELI FEBO ; FOSCHETTI LUIGIA
anno
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1938
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pagina
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102
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Fedele Porri
Ricordava particolarmente tale Maelowna, figlia di un alto magistrato, studentessa d'Università, la quale si era denunciata autrice di un attentato nichilista, per salvare dalla forca il vero autore, ch'ella non conosceva neppure di vista.
Era, narrava l'Arcangeli, un'amabile creatura pronta sempre al servizio e al soccorso dei compagni. A uno dei deportati comuni, essendo morta per via la moglie che lasciava un bambino di due anni, la Mikae-lowna si offrì di fargli da madre, e se lo tenne con sé tutto il tragitto, affermando che non lo avrebbe più abbandonato.
Coincidenza degna di nota! Lo stesso fatto è narrato, sotto nome diverso, vent'anni dopo, da Leone Tolstoi in Resurrezione.
E cento altri particolari narrati dal Nostro sulla deportazione in Siberia si leggono in quel celebre romanzo, il quale più che opera di fantasia è una terribile documentazione della tirannide moscovita.
Ma noi Italiani concludeva l'Arcangeli ai teneva fronte, e talora con buon successo, alle prepotenze più frequenti e bestiali degli ufficiali e dei capi che dei soldati. Il sentirsi sorvegliati e giudicati da stranieri ch'erano stati soldati di Garibaldi inspirava un certo rispetto. Le donne dicevano: se non fossero gl'Italiani a tenere a segno questi carnefici...
L'Arcangeli trovò a Ischim tre dei compagni di Bergamo e tal Torriani, col quale si strinse in fraterna amicizia. Durissimi i primi mesi: ma in seguito i rigori furono alquanto mitigati, perchè alla loro sorte s'interessava la colonia italiana di Pietroburgo, e, sollecitato da parenti e amici, anche il Governo italiano per mezzo del suo Ambasciatore il conte De Launay.
> Mi fa sussurrato all'orecchio .raccontava l'Arcangeli la proposta d'un'evasione. Si sarebbe chiuso un occhio. Attraversare, coi mezzi chele circostanze avrebbero offerti, la Siberia occidentale, la regione dei Samojedi, il paese dei lebbrosi, scendere di 11 ad Arcangelo, imbarcarsi in una baleniera... e il colpo era fatto. Ma soltanto gli Italiani. L'impresa, se non facile, era possibile.
0 tutti o nessuno, risposi; e restammo. Confesso che il Giupin, che non era ancor tutto spento in me, ne: restò; mortificato;
E a spiegare la sua frase si compiaceva di ricordare che Garibaldi, quando v'era da tentare un colpo ardito d'iniziativa individuale, diceva: qui ci vuole un giupin; chiamatemi un giupin, per dire uno della Bergamasca.
Fu concessa l'amnistia a tutti i superstiti della spedizione Nullo tre anni dopo dallo Czar Alessandro nel novembre del 1866. Rimpatriarono nella primavera del 1867. ,