Rassegna storica del Risorgimento

PRATI GIOVANNI ; RATTAZZI URBANO
anno <1938>   pagina <105>
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Giovanni Prati e Urbano Rattazzi 105
che può suscitare nei lettori l'unico biglietto pubblicato dal Luzio, in data del 30 settembre 1867, nel quale il Prati si rivolgeva al Rattazzi come a caro amico per confessargli gli imbarazzi e le tristezze gra­vissime, in cui versava. Faceva appello alla sua amicizia, per chiedere non favori, ma aiuti adeguati ai suoi meriti. Voi conoscete - scri­veva i miei titoli e se credete che essi possano meritarmi qualche giustizia, sono certo che il vostro cuore non me ne farà attendere .
Alla sua volta, il Prati, parlando in tale tono, affettuoso e insieme dignitoso, mostrava di conoscere bene il suo illustre amico, reduce da tante battaglie e temprato a tante esperienze; quale appare appunto da questo gruppo di nuove lettere, dalle quali la storia della loro ami­cizia, rimasta fino ad ora nella penombra, si illumina di una luce sim­patica, di umanità pacata e buona, che addolcisce i tratti, tradizional­mente rigidi e duri, dell'avvocato e statista alessandrino. Al quale questa intimità, semplice e cordiale da Ini accordata al poeta fantasioso e irri­mediabilmente spiantato fa onore, perchè è segno di bontà e anche di intelligente buongusto. Non dimentichiamo chela De Solms, nel vivace ritratto morale lasciatoci del defunto consorte, attestò che egli, devoto molto agli amici e disposto ad aiutarli anche se ingrati, non dava loro che una piccola parte del suo cuore, e difficilmente si confidava con essi, fossero pure i migliori . *) Se ciò risponde alla verità, com' è probabile, conviene riconoscere che pel Prati egli faceva una delle rarissime ecce­zioni; un fatto, dunque, codesto, che, se non m'inganno, depone, come vedremo da queste lettere, in favore dell'uno e dell'altro dei due amici.
A questo punto non mi stupirei che qualche lettore, stuzzicato dal nome da me ora citato, quello della famosa madame Rattazzi , della quale furono piene le cronache, sovrattutto torinesi, di quegli anni, si sentisse tentato a pensare che a quell'amicizia avesse contribuito anche la vistosa e teatrale, scrittrice straniera fin dal suo primo apparire a Torino, nel 1854. Questa* infatti, dapprima nel salotto della Savio Rossi e ben presto nel suo proprio, ebbe occasione di conoscere il poeta tren­tino e di incoraggiarne le disposizioni galanti, lusingandone la vanità di recitatore delle proprie primizie poetiche.2* Che se qualche avversario politico, anche di grande autorità, come il ricasoliano Michele Amari,
i) Il valore di questo ritratto, contenuto nell'opera citata, fu messo giustamente in rilievo dal Li/zio, op* ci*., p. 162.
2) Basti rimandare al GABBITI, G. Prati, pp. 302 e 335 n.
3) Carteggio di M. Amari, Torino, 1907, voi. Ili, p. 233. La lettera è indirizzata da Firenze, il IO marzi Ì'862. a W. Carttragbt.