Rassegna storica del Risorgimento
PRATI GIOVANNI ; RATTAZZI URBANO
anno
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1938
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pagina
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106
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106 Vittorio Cian
potè allora, sfogandosi in una lettera privata, accennare ad intrigues d'alcove , ma di carattere politico, nel caso presente, cioè nei rapporti fra i due amici, mi parrebbe fuor di luogo dare grande importanza all'intervento o all'influsso di quella che Michelangelo Castelli disse la pericolosa sirena . *) E poi il modo e il tono come in queste lettere si accenna a lei, sembrano tali da dissipare qualsiasi sospetto a tale riguardo.
Le dodici lettere del Rattazzi che qui si fanno conoscere, appartengono a quell'ultimo decennio della sua vita 1863-1873 che segna il periodo della sua decadenza, anticipata e affrettata dall'infausto matrimonio. E poiché esse costituiscono documenti genuini della prosa epistolare rattazziana gettati sulla carta alla buona e, certo, senza l'intenzione o il sospetto che essi dovessero venire un giorno alla luce, giova ricordare il giudizio che la vedova diede di lui come scrittore, in quel libro di ricordi col quale credette di avergli eretto un monumento postumo, forse in espiazione e compenso dei dolori e dei danni procuratigli in vita. Il suo francese affermava era attraente e corretto; l'italiano, invece, era freddo, serrato, senza enfasi. Lo stile, quello di un pensatore. Non è arrischiato il dire che in questo essa aveva ragione.
l) Pericolosa e stravagante. Che fosse pericolosa ebbe ad attcstare qnel cocchiere che nel 1858 si era preso in una coscia nna pallottola di pistola tiratagli dalla signora Maria De Solms, nata Bonaparte Wyse, la quale dal tribunale di Chauibéry, con una sentenza confermata dalla Corte d'Appello di Savoia, s'era buscata una condanna a 200 franchi di multa, 66 giorni di carcere sussidiario e 700 franchi per danni ed interessi (COMANDIMI, L'Italia nei Cento anni del sec. XIX, III, p. 827, nella quale pagina si può vedere il ritratto della protagonista).
Anche stravagante, come appare dal seguente episodio che credo inedito e la cui autenticità mi risulta in modo non dubbio. Fra il 1866 ed il 1870, in Firenze, la bar. S., distinta gentildonna, nota per la sua austerità congiunta a bellezza e grazia non comuni, moglie di un senatore piemontese stretto d'amicizia col Radazzi, fu da questo invitata con la sua primogenita ad una festa apprestata dalla sua consorte, ma del cui programma egli era ignaro, tanto più che il convegno era destinato specialmente alle signorine ed egli non soleva intervenirvi. Sennonché la signora ebbe la sorpresa di dover assistere ad uno di quel quadri viventi che allora erano in grande voga presso la società elegante, una scena plastica nella quale la gara di rivelazioni di nudità femminili era vinta dalla protagonista, la padrona di casa, trionfante in tutta la procacità delle sue formo. A quello spettacolo, la gentildonna piemontese, rimasta sconcertata ed offesa, non esitò ad alzarsi e a lasciare la sala ancora affollata, seguita dalla figlia, non tanto rapidamente da non udire dietro di sé la voce melodiosa del poeta di Edmencgarda commentare il suo atto, rivolto alla De Solms, con queste paròle: La Pruderie s'en. va ! . Storico! Per altre stravaganze delle quali il povero Rattazzi era la vittima principale, si vedali Luzio, op. cit., p. 159, il quale cita anche un documento diplomatico dove è parola degli honteux désordres della De Solms, della quale il governo francese chiedeva lo sfratto dagli Stati sardi (p. 157).