Rassegna storica del Risorgimento
PRATI GIOVANNI ; RATTAZZI URBANO
anno
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1938
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107
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Giovanni Prati e Urbano Railazzi
107
1. Caro Prati,
Rispondo poche lince per ringraziarvi e della bellissima poesia-) che mi inviaste, e della carissima lettera che mi scriveste. Perdonatemi, se per la strettezza del tempo, ed in mezzo al frastuono di questa città non vi rispondo più. lungamente come avrei desiderato.
Sono mio malgrado costretto a ritardare di qualche poco il mio ritorno a Torino, perchè ho dovuto cedere alle istanze del fratello di mia moglie, e di fargli una visita in Irlanda. Ma ad ogni modo pel 4 od il 6 del prossimo maggio sarò senza dubbio a Torino.
Qui la quistioue Italiana fu messa in disparte, e non si parla più che della Polo* nia. Intanto le cose nostre vanno sempre di male in peggio ed i timori che voi avete, io li partecipo pure da gran tempo. Tuttavia non conviene disperare; il buon senso popolare vai meglio di quella classe che pretende di essere colta ed intelligente, e che invece è in gran parte corrotta.
Vi prego de' miei saluti a tutti gli amici, vi stringo la mano e credetemi di nuovo
coi più sinceri sensi
V. aff.mo
U. Rattazzi. Parigi, 23 aprile 1863.
Sulla busta:
Monsieur Le Commenda Prati Memore du Conseil Superienr de F Instruction publique Ttmn
Per comprendere lo stato d'animo del Rattazzi quale si prospetta in questa e, più, neUe lettere seguenti, con un'intonazione di pessimismo, del resto, non esagerato, anzi, abbastanza sereno, occorre rammentare che da alcuni mesi e precisamente, dal 1 dicembre 1862, per un seguito di casi dolorosi, fra i quali, sovrattutto, quello di Aspromonte, aveva dovuto dimettersi e lasciare il posto ai-Ministero Farini, cui era succeduto il 24 marzo 1863 quello Minghetti-Visconti Venosta.
n.
Como, 21 7bre 1863. Caro Prati,
Ritornato jeri da Pallanza seppi che voi siete qui venuto in compagnia di Cordova, 2) e di ano nipote: non -so dirvi il dispiacere che io e mia moglie ne abbiamo provato. Quantunque ci aveste detto che sareste venuti verso il 20, non volevamo ad alcun
) Credo assai difficile identificare questa bellissima poesia in mezzo alla serie numerosa che il Prati veniva componendo in quegli anni e disseminava nelle riviste e nei giornali e in opuscoli, la maggior porte delle quali entrarono poi a formare le due raccolte Psiche e Iside.
) Filippo, l'eloquente avvocato e deputato siciliano, che era stato ministro col Ricasolie col Rattazzi, ed era legato d'intima amicizia col Prati, pel quale mi permetto di rinviare ancora una volta al citato articolo della Nuova Antologia (16 nov. '37): Fra le carte di Giovanni Prati, p. 135.