Rassegna storica del Risorgimento

PRATI GIOVANNI ; RATTAZZI URBANO
anno <1938>   pagina <115>
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Giovanni Prati e Urbano Rat tozzi
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Io non so quello ohe sarà per succedere al riaprirsi del Parlamento; ed è difficile il prevederlo nella condizione, in cui si trovano i partiti politici, e se si tiene conto delle passioni da cui sono ispirate il più delle volte le loro deliberazioni. Certamente in questo modo le cose non possono lungamente procedere, ma ve lo dico sinceramente non solo io non ho alcuna volontà di prendere di nuovo parte al governo dello Stato, nia considererei per me la più grande sventura, se fossi costretto a farlo.
Voi avete perfettamente ragione, quando dite, che non si governa soltanto collo svolgimento dogi' interessi materiali, e che il mondo morale deve pure entrarci per qualche cosa. Ma quando per molti anni si è governato altrimenti, quando per tanto tempo si è usando uno frase moderata tollerato che i costumi si disfacessero e la corruzione si andasse ovunque infiltrando, il compito di chi aspirasse a riordi­nare il paese, e che per ordinarlo si trova nella necessità di valersi d'istroincnti in gran parte già fracidi, è un compito in verità, che non può a meno di spaventare chiunque abbia la coscienza della responsabilità che assume.
Sento con piacere che voi pure vi recherete presto a Roma: io conto di andarvi
verso la fine del prossimo ottobre. Potremo allora più. lungamente discorrere delle
cose nostre. Datemi intanto vostre notizie ecc.
V. aff.mo U. Rattazzi Sulla basta:
all' Ill.mo Com. Giovanni Prati Consigliere d. Cons. Sup. d. P. I. Firenze.
XII. Caro Prati, Roma 6 del 1872.
Non so come chiedere-scusa ed a voi ed olla gentilissima persona che ebbe oggi la compiacenza di venire con voi in casa mìa, per avere mancato all'appuntamento inteso. Confesso francamente che mi ero scordato: come io abbia potuto dimenticarlo non saprei dirlo: forse oggi era festa e non ho più pensato che era anche sabato, ossia il giorno inteso. Si è data altresì la combinazione, che mentre ordinariamente rientro in casa verso le 4 oggi sono stato costretto a ricoverarmi in un caffè per lasciar passare la pioggia, e rientrai più tardi. Senza di ciò, mi sarei trovato, malgrado che non avessi presente alla mia memoria l'jimpegno preso.
Comunque ora il male è fatto, e non mi resta che a confessare la mia colpa, e chiederne il perdono; e mentre prego voi di perdonarmi per conto vostro, aggiungo, pure la preghiera'di voler fare le mie scuse presso la persona che era in vostra com­pagnia, assicurandola che sono tanto più dolente di ciò che ò avvenuto, in quantochè era per me gratissimo di fare la personale di Lei conoscenza.
E spero che vorrà darmi prova di non esserne rimasta offesa, consentendo di
fissare un nuovo prossimo appuntamento in casa sua o presso di me, od in quel sito
che vorrete meglio; cosa che mi sarebbe sommamente gradevole.
Credete, caro Prati, ai sinceri ed affettuosi sensi del
V. aff.mo
U. Rattazzi,
La lacuna di quattro anni dal 1865 a tutto il '69 in questo car­teggio ai spiega facilmente col fatto del comune soggiorno in Firenze dei due amici, che nella nuova Capitale provvisoria poterono riprendere le consuetudini iniziate sulle rive del Po. Ed è noto come il Prati fosse
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