Rassegna storica del Risorgimento

PRATI GIOVANNI ; RATTAZZI URBANO
anno <1938>   pagina <116>
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Vittorio Clan
uno dei più assidui nel salotto nel quale la signora Rattazzi non tardò a sfoggiare i suoi gusti di mondanità fra intellettuale e politica. *)
Abbiamo veduto con quanta sollecitudine affettuosa e paziente li Rattazzi fosse riuscito ad ottenere dalla generosa bontà del Re, soldato soprattutto, ma non mai ingrato ad alcuno, una modesta pensione al fedele e coraggioso cantore della causa della dinastia Sabauda, diventata da tempo la causa della patria italiana. Nelle ultime lettere la penna dei vecchio parlamentare, chiuso nella sua solitudine, si è fatta più lenta, si direbbe tradisca la stanchezza e la tristezza che erano nella sua anima. Poche notizie, un sobrio ricambio di auguri e di saluti, brevi commenti amari sulla situazione politica. Vi si sente la rassegnazione della rinunzia, che tanto doveva costare al tenace e scaltro reduce di così gravi e recenti battaglie non fortunate, il quale tuttavia rifiutava di darsi per vinto. Stanchezza, rassegnazione e rinunzia a cui lo costringevano anche le tristi vicende domestiche, nonché le condizioni della sua salute, anche se egli non ne faccia mai parola.
Nella penultima lettera* scritta da Pontecurone, in quel d'Alessan­dria, dalla vecchia villetta di famiglia, non è più menzione alcuna della moglie. Si affaccia invece per la prima volta la immagine della bimba adorata , il pensiero della cui sorte fu il cruccio più tormentoso in quegli ultimi anni del vecchio statista.
In quell'anno 1871 i due amici si ritrovarono sulle rive del Tevere, rinnovarono gli usati colloqui, ma non per lungo tempo, che tre anni dopo, e precisamente il 5 giugno del 1873, il Rattazzi si spegneva in un luogo di villeggiatura,presso Roma, a Fresinone.L'amico superstite, con la sua solita foga, sentì il bisogno di esprimere il proprio dolore pubbli­camente e di annunziare il nuovo lutto agli Italiani, esaltando la memoria del defunto, scomparso in un momento in cui le passioni politiche dispo­nevano gli animi più a nuove recriminazioni che non al giusto compianto. Purtroppo, il poeta tradì l'amico, adempiendo quel dovere come peggio non avrebbe potuto; giacché basta leggere la canzone che si è voluta
') Una prova, da aggiungere olle tante altre della disinvoltura di cui era largamente fornita Ja Ratta/zi, ci viene da Quella ricca miniera che sono Le Carte di Giovanni Lonza già chi. Nel III voi. di essa, al n. 769, p. 41, v'è un caratteristico biglietto tli lei al Lonza ministro, in data dell'Ardenza, 24 Janvicr 1865, che, anche in grazia della sua brevità, merita d'essere riprodotto: n mon cher Monsienr Lanza, Cornine je passe ce soir pour Turili je vous prie de m'odrcsscr dans cettc , ville chez Trombetta (// noto albergo), la réponse a la lettre pie je vous ai remis il y a anatre on cinq et crac j'espère trae vons avez recuc. En vous remerciant à l'avance et en vous priant do vous distrane d'e vos nombreuses occupations pour me calmer par deux lignea sur le sort de eette lettre, je vons prie de croire, mon cher Lenza* à mes sentiments Ica plus emprcssta,
Maria Rattazzi .