Rassegna storica del Risorgimento
PRATI GIOVANNI ; RATTAZZI URBANO
anno
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1938
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pagina
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117
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Giovanni Prati te Urbano Rati uzzi 117
riesumare di recente, come s'è detto, per riconoscere che poche volte la Musa si mostrò tanto ritrosa al poeta trentino come in quella occasione.
Fortuna per lui, che, anche scomparso il suo grande Mecenate , non gli mancarono altri buoni ed autorevoli amici e zelanti protettori. Per questo appunto mi parrebbe ingiusto non ricordare il più meritorio fra essi, il quale, con una delicatezza di sentimento che lo onora, si tenne moralmente obbligato in certo modo ad assumersi gli impegni d'amicizia assunti dal suo Rattazzi. Alludo a Michelangelo Castelli, il cui nome resta indissolubilmente legato a quello di Camillo Cavour, e che nei suoi Ricordi consacra allo statista piemontese, a proposito del suo disastroso matrimonio, una pagina, dalla quale sarà utile riferire un passo che lumeggia queste nuove lettere: Da questo punto cioè dal giorno del matrimonio, a scongiurare il quale erano intervenuti gli amici più intimi e personaggi cospicui, a cominciare dal Remutò genere di vita. Egli, così alieno da ogni sfarzo e da feste della società mondana, aveva dovuto adattarsi tacitamente a tutte le stravaganze e alle abitudini eccentriche e talora scapigliate della moglie, viaggiando all'estero. Fatto segno di commenti, di dicerie odiose a tutti, egli si rinchiuse nel più assoluto silenzio. Abbandonato dalla moglie chiamata da gravi affari a Parigi, la salute cominciò a declinare. Gli restava la figlia bambina che aveva formata la sua delizia e pel cui avvenire egli si preoccupava. Chiuse i suoi giorni tristemente ..1
A lui, Castelli, il Rattazzi, il 10 luglio 1872, cioè quasi un anno prima di morire, scrisse da Nizza una lettera nobilissima per approvare come un atto di giustizia la sua proposta di nomina a consigliere dell'Ordine mauriziano del Pallieri, ma si affrettava a confessare:
Avrei, è vero, desiderato che il nostro buon amico Prati avesse potuto conseguire quel posto, perchè so che egli si è trovato in domestiche strettezze, ma non l'avrei mai desiderato a scapito di Pallieri di cui riconosco i tìtoli maggiori.2)
L'ottimo Castelli non dimenticò queste buone parole dell'amico, che le sventure e i dolori dovevano avergli reso più caro. Tanto è vero, che l'anno seguente, a pochi giorni di distanza dalla morte del suo Rattazzi, e probabilmente sotto l'impressione dell'appassionato epicedio pratiano, offriva una nuova prova della sua stima e della sua affezione
i) Ricordi di MICHELANGELO CASTELLI (1847-75) editi per cura di Luigi Chiala. Torino, 1888, p. 208.
2) MICHELANGELO. CASTELLI, Carteggio politico edito per cura di L. Chiala, voi. II, Torino, 1891, pp. 526-7.