Rassegna storica del Risorgimento

PRATI GIOVANNI ; RATTAZZI URBANO
anno <1938>   pagina <118>
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Vittorio Gian
al poeta, fors'anche a mitigarne il dolore e a fare atto di solidarietà nel compianto dell'amico perduto. E il Poeta ne lo ringraziava con una leti era, elle ha la data di Roma 26 giugno 1873 e che è tale da meritare di essere riprodotta qui per intero, anche perchè ben pochi fra i lettori avrebbero l'agio di andarla a scovare nel Carteggio del Castelli.
Mio caro Castelli, dell'alta cortesia che mi usasti, e del delicato pensiero di offrirmi le insegne," e di tutto il tuo officio* mio buon amico, i miei vivissimi ringra­ziamenti. Ma preziosa più che tutto m'è la tua lettera, non perchè in essa mi chiami il primo poeta d'Italia, ma pecche in me riconosci il patriota sincero e: costante.
Questa è una lode che merito, e me la prendo senza paura, perchè credo che egli è per questo titolo che tu mi serbi la tua affezione, e più. volte e con fervore hai perorato la causa mia. So tutto e te ne sono ben grato. Ti prego di tenermi nella memoria e nella benevolenza di S. Maestà di cui possiedi la fiducia e l'affetto da molto tempo. Ed io spero che la provvidenza vi ti destini anche presso altri a farmi rendere quella parte di giustizia che mi è dovuta. Se il povero amico nostro fosse Oggi vivo, non dovrei nemmeno a lungo aspettarla.
Credimi che, se qualche volta ho manifestato il desiderio di sedere in quell'aula dove tu siedi2) con parecchi degli amici comuni, non fu per me, ma per quel paese dove sono nato, il quale è cosi italiano di spirito e cosi miserabilmente divelto dal­l'Italia, e un poco per colpa nostra. Mi parrebbe che il Governo avrebbe potuto con­cedermi la dolce soddisfazione di rappresentare quel paese nella vostra assemblea; mi pare che i governi avrebbero potuto dare a quél povero paese questa testimonianza di simpatia, chiamando uno dei suoi figli al Senato. Non ero né l'ultimo, né il più oscuro. Serbai la mia fede incontaminata al Re ed alla patria; lavoro da quarant'anni, ho qualche titolo negli studii, e, per dirla a te, non m'importa d'esser povero, ma mi rincresce di essere dimenticato. Pensa, mio buon amico, che giornate oscure vado pas­sando. Ma tu jeri sei venuto a recarmi un raggio di sole nella mia stanza, ed io te ne ringrazio di nuovo, mio caro Castelli, dal profondo dell'anima. Continuami, ti prego, la tua amicizia e serriamo le file noi poveri superstiti, poiché i migliori se ne vanno !
Tre anni dopo, il desiderio con tanta appassionata schiettezza espresso e con cosi giuste ragioni giustificato in questa lettera, fu esau­dito ed il Prati ebbe la dolce soddisfazione di rappresentare ideal­mente il paese dove era nato e, quasi a castigo della sua invitta italianità, così miserabilmente divelto dall'Italia.
JÈ noto che appunto questo particolare, per l'accenno imprudente­mente irredentistico che esso aveva suggerito al Presidente Tecchio, eommemoratore del Prati al Senato, obbligò il patriota vicentino a rassegnare le sue dimissioni. Ma quella imprudenza riuscì un degno omaggio reso alla memoria del poeta di Camp maggior e j e a quella
che fu la fede e la volontà di tutta la Bua esistenza.
VITTORIO CIAN
Voi. II, cit., PP. 554-5. 2) Sino dal febbraio 1860.