Rassegna storica del Risorgimento

FRIULI ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; CERNAZAI DANIELE
anno <1938>   pagina <122>
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122 Antonio Fa taschini-
Se poi ti dovessero fare altre riflessioni d'un ordine supcriore su questo uomo, che sano e robusto e nell'età virile di circa 50 anni, nel giorno IO giugno, in una casa di campagna, si risolse a questa enorme ingiustizia u in articulo mortis e che nel giorno successivo, in Udine, venne colpito da subitanea morte nell'atrio detta casa paterna, pochi momenti prima di sedersi al do mestico desco co' suoi diseredati fratelli, quale campo non vi sarebbe*. Ma continuava il giornale preghiamo eziandio da questo Giudice elenio che non venga abbandonata mai quest'Italia a quel nucleo di traviati ciecamente adottati dal Cernazaì, i quali, gettata la maschera tentano adesso manifestamente privarla della sua progredita civiltà per darla inpreda ad un vandalismo assai più barbaro dell'antico. Lo stesso giornale non approva il gesto del Cernazai principalmente perchè non volle beneficare coloro che gli erano legati per vincoli di sangue o per benefici o per amore del loco natio, e lo taccia, nella non breve descrizione, di ignorante, avaro, vendicativo, che preferì che i suoi beni passassero ad un altro Stato in odio alle tasse eccessive dell'Austria. Alle critiche acerbe de La Bilancia risponde, non rAndcrvolti come pò levasi forse aspettare, ma il poeta Teobaldo Ciconi, il quale inviò la sua lettera alla Rivista di Venezia L'Età presente in data 15 luglio 1858. Come si vede, il povero Cernazai, se da vivo non era stato discusso o era passato inosservato, subito dopo morto subiva una vera autopsia moralel II Ciconi dunque con eleganza di stile e con educato tratto, ribatte le accuse dello scrittore anonimo de La Bilancia, al quale rinfaccia la paura o il riguardo di non volersi sottoscrivere, come faceva Ini, che terminava la lettera in questo modo categorico ed aperto, quasi a sfida dei giornalisti e degli sbirri dell'Au­stria: Io sono Teobaldo Ciconi! .
Il Ciconi osserva anzitutto essere azione tre volte vile che un ignoto si permetta dì calunniare un morto . Egli assume la difesa della memoria di Daniele Cernazai, suo amico. Dice il poeta friulano: Se nessuno impedisce a' tristi l'ingiusto attacco, nes­suno impedisce ai buoni la giusta e legittima risposta. E segue con una serie d periodi che incomincia con l'esplicito: è falso a confutare tutte le affermazioni od insinuazioni de La Bilancia. Lo scrittore si dimostra veemente nella difesa dell'amico defunto, osservando con la citazione di fatti essere assurde le accuse di avaro e di odio fraterno lanciate contro il morto, e aggiungendo che gli scrittori de La Bilancia non potevano dimenticare come il Cernazai avesse detto, un giorno che gli venne presentato quel giornale: Non desidero insudiciarmi le mani.... In quanto all'ava­rizia il Ciconi cosi ribatte: i suoi coloni e dipendenti, memori dei molti benefici rice­vuti, lo ricordano con tanto affetto ed hanno per esso preghiere, e lagrime . Chi Io ricorda, subito morto, con venerazione, è il fattore, signor Rizzano, il quale si è dato immediatamente premura di mettere al corrente 1 Andervolti sulla situazione economica e finanziaria del defunto padrone.
La Bilancia fa seguire alla lettera di Teobaldo Ciconi alcune annotazioni, dove rileva che quanto quegli scrive non è sufficiente a giustificare il morto, e che non si tratta di calunnia, perche l'autore della corrispondenza, è vivo ed è friulano, e non è una maschera. In una parola la stampa austriacante confessava che Daniele Cernazai aveva scritto quel testamento per odio allo straniero oppressore.
Anche in vita il Cernazaì teneva discorsi ostili all'Austria e opinava che il Pie­monte sarebbe stato il primo a segnare per tutta Italia la riscossa.
Esiste pure un sonetto su Daniele Cernazai composto da un amico in risposta al'e accuse irriverenti de La Bilancia,
In realtà chi si occupa efficacemente di conoscere e di far inventariare tutti i beni del Cernazai è Leonardo Andervolti, il quale seguita con lettera del 12 agosto 1858 ad