Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1938
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pagina
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124
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124 Bice. Maglìano Pareto
I BORBONI DI NAPOLI IN ESILIO
A proposito dell'articolo di Enrico Lombroso aul Brigantaggio politico e i Borboni di Napoli, pubblicato nel numero di aprile della Rassegna del Risorgimento, mi permetto narrare un piccolo aneddoto che reputo interessante perchè atto ad illuminare il momento e l'ambiente a cui si riferisce l'artìcolo stesso.
Precisamente nell'estate del 1887, mio marito, allora tenente di vascello della Regia Marina, reduce da una lunga navigazione sulla corazzata Italia che batteva bandiera ammiraglia ed era comandata dall'ammiraglio Canevaro, duca di Zoagli, avendo diritto ad un periodo di licenza, mi aveva condotta in Isvizzera ove si visito il Lago dei Quattro Cantoni, si scese a Witznau per salire poi al Righi Kuhn. Ma mio marito, che non divideva la mia passione per l'alta montagna, decise di stabilirsi a Lucerna dove ci fissammo all'Hotel National di solito preferito dagli Italiani, tanto più che vi erano pure alcuni suoi colleghi di Marina, tra i quali il principe Ruspoli, suo intimo amico per aver fatto insieme il corso d'Accademia nella Real Paggeria di Napoli adibita dal Governo italiano a Scuola di Marina prima che questa venisse poi trasportata a Genova e poscia a Livorno.
Ivi incontrammo il generale garibaldino Duna, inglese, che aveva fatto le campagne garibaldine quale volontario, e che, amico di mio padre, marchese Emesto Pareto, divenne ben presto intimo nostro. Non vorrei aver l'aria di contraddire il valente articolista, ma debbo pur dire che conoscendo bene i sentimenti del Dunn, mi pare assai improbabile che egli possa aver chiesto di essere presentato al Conte di Trapani. È bensì vero che parecchi Italiani, anche deputati, senatori e perfino gentiluomini della Corte italiana, si fecero presentare, del che tanto mio marito che gli altri ufficiali di Marina amici nostri, nonché il generale Dunn, altamente si meravigliarono.
Il Conte di Trapani soleva apparire ogni giorno con la moglie e la sua corte all'ora dei pasti. Invariabilmente gli servivano un gran piatto di maccheroni fumanti che egli e i suoi commensali consumavano, debbo dirlo, rumorosamente* ciò che a ine destava allora un forte senso di ripugnanza verso l'illustre mangiatore.
Dopo i pasti, come pure riporta il Lumbroso, tutti gli ospiti dell'albergo si riunivano nel grande Hall, ma ben divisi, naturalmente, dall'augusta Corte. Il terreno neutro, diciamo cosi, tra i due partiti, era occupato da un'orchestrina: cantanti e danzatori vestiti dei più strani e immaginosi costumi napoletani... costumi che a Napoli però nessuno ha mai veduto. Camicie multicolori, pantaloni al ginocchio di seta carnicina, azzurra, gialla, grande fusciacca a frangio dorate, berretto alla brava. Costoro accompagnandosi con chitarre, mandolini, tricche boiacche e che so io, cantavano le nostalgiche canzoni napoletane, danzavano tarantelle e saltarelli. Dopo ogni numero andavano ad inchinarsi o per meglio dire, quasi a genuflettersi dinnanzi... alla Corte.
In una di queste occasioni mio marito e il Ruspoli chiamarono uno dei capi e gli dissero: Se suonate la Marcia Reale vi diamo cento lire . Protesse d'italianità, gesti di deprecazione... ma rifiuto! Allora il generale Dunn a sua volta aggiunse: E io te clar*- cinquecento lire se suonare l'Inno di Garibaldi . Ma dopo tragici gesti di disperazione, proteste di fedeltà al Re d'Italia e a Garibaldi, si ripetè il gran rifiuto . Si vede che il patronato della Corte napoletana, Be pur in esilio valeva di più.
Una cosa che colpiva tutti gli Italiani che si trovavano a quell'epoca all'Hotel National, era l'andirivieni continuo presso il Conte di Trapani dei Padri della Compagnia di Gesù che a Lucerna hanno o avevano, credo, la loro Casa Madre per la Svizzera, e tulli noi pensavamo che quegli illustri esili ti e quei reverendi personaggi non impiegavano certamente tanto tempo a celebrare le iodi del nuovo Regno...
BICE MAGHINO PABETO