Rassegna storica del Risorgimento
anno
<
1938
>
pagina
<
125
>
H LIBRI E PERIODICI
ALBERTO LA PEGNA, La rivoluzione siciliana del 1848 in alcune lettere inedite di M. Amari; Napoli, Guida, s. a. [ma 1937-XVj, in-8, pp. 442.
In questi ultimi anni gli studi su M. Amari hanno avuto una sensìbile ripresa ad opera di egregi studiosi. E solo di alcuni mesi il presente volume del La Pegna, che è certo un importante contributo allo studio della vita politica dell'insigne storico dei Vespri Siciliani. In esso trovansi pubblicate venticinque lettere inedite dell'Amari, che vanno dall'aprile del 1848 al febbraio del 1849. e con grande semplicità e schiettezza gettano viva luce sui moti rivoluzionari e sulla vita delle assemblee di quegli anni fortunosi dell'isola nostra. Tali lettere provenienti dall'Archivio ereditato dal prof. Enrico Finzi dell'Ateneo fiorentino dal suocero Leone Ticchi (18481915) s'inseriscono nella edizione completa del Carteggio di M. Amari, curata or sono alcuni decenni dal D'Ancona. Infatti un primo gruppo di esse, che va dal 1 aprile 1848 al 19 agosto dello stesso anno, appartiene al periodo nel quale l'Amari tenne a Palermo il Ministero delle Finanze, mentre nel Carteggio per lo stesso periodo di tempo non esistono che una sola lettera dell'Amari, indirizzata a Giuseppe Ricciardi, e le dimissioni dal detto Ministero offerte a Ruggero Settimo il 14 giugno 1848. Pel tempo invece, che va dagli 8 settembre 1848 al 6 febbraio 1849, le lettere pubblicate dal La Pegna risultano tutte spedite da Londra, quando l'Amari copriva l'ufficio di Rappresentante della Rivoluzione siciliana presso i governi francese ed inglese, e costituiscono un contributo tu tt'altro che trascurabile a complemento del materiale raccolto nel Carteggio, dal quale anzi si desume, anche attraverso rapporti ufficiali. Io sforzo tenacissimo condotto presso quelle nazioni per vincerne perplessità ed anche ambigui atteggiamenti nei confronti della nostra terra. Senonchè, sia che colmi addirittura una lacuna, ovvero che opportunamente integri altre fonti autorevoli, la presente corrispondenza dell'A. ci offre una chiara visione di quei lontani avvenimenti e ci rivela attraverso quali difficoltà, abnegazioni, sacrifici si sia compiuto il grande sforzo dell'unificazione della patria nostra.
Le lettere sono indirizzate al Barone di Friddani, Michele Chiaranda, che, esule a Parigi dopo gli avvenimenti del 1820, tenne negli anni 1848 e 1849 l'ufficio di Rappresentante del governo rivoluzionario di Sicilia presso la Repubblica francese.
Esse vengono pubblicate con largo corredo di postille e di richiami, con riferimenti molti a persone e cose del movimento rivoluzionario siciliano, e con testuale riproduzione dei Carteggi diplomatici, in inglese ed in italiano, dati per la prima volta nella loro interezza, cosi come vennero pubblicati e commentati nel Times dell'ottóbre 1848., Seguono alcuni cenni biografici di alcune tra le figure più notevoli della nostra Rivoluzione e di altre personalità, citate nelle lettere dell'A. nel preciso ordine con cui vennero ricordate e con speciale riguardo alla illustrazione degli avvenimenti, dei quali l'epistolario più particolarmente si occupa (M. Amari, barone di Friddani, Mariano Stabile, Salvatore Furnnri, Giulio Bastide, Pietro Lanza principe di Butera e di Scordio, Gioacchino Ventura, ecc.). Al testo della corrispondenza il La Pegna ha fatto precedere una breve introduzione, nella quale egli riassume gli avvenimenti della storia dell'isola nostra, ghie prepararono i moti rivoluzionari del settembre 1847 in Messina e lo scoppio della rivoluzione il 12 gennaio 1848 a Palermo. Ma l'importanza e l'interesse della pubblicazione del La Pegna risultano quasi esclusivamente dalla stampa delle lettere dell'Amari, portate oggi per la prima volta a conoscenza degli studiosi, i quali non possono che essere grati al La Pegna por averle messe a loro disposizione. La raccolta sarebbe stata pia completa, ove avesse compresa una lettera inedita dell'Amari allo stesso barone Friddani degli ultimi di maggio o primi di giugno 1848, il etri autografo, conservato nella Sezione dei Manoscritti della Biblioteca Nazionale di Parigi, venne copiato dal sottoscritto alcuni anni fa durante un soggiorno per ragioni