Rassegna storica del Risorgimento
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1938
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pagina
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126
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126 Libri e periodici
di studio in quella metropoli. È -ossa lettera in risposta ad tuia dal Friddani del 26 aprile 1848, ed è rivolta per una parte a dissipare, la cattiva impressione che aveva prodotto nell'animo del Friddani l'arrivo di Granateli! e di Scalia a Parigi, diretti a Londra. Il Friddani sì era sentito diminuito, ritenendo che si fosse voluto affidare ai due la Legazione di Parigi, che egli invece teneva fin dallo scoppio della rivoluzione in Sicilia. Ad integramento dei documenti pubblicati dal La Pegna riproduco il testo integrale della lettera: Carissimo Signor Barone, Rispondo alla sua del 26 aprile ricapitata quattro o cinque giorni fa la quale Ilo fatto leggere a Stabile e comunicato al nostro Presidente del Governo che entrambi La ringraziano da privati e da uomini pubblici e caramente La salutano. Spero che subito siasi dileguata la cattiva impressione che potrà farle per un momento l'arrivo di Granateli! e Scalia, impressione che Fumar i mi ha fatto conoscere e che io avrei voluto evitare e l'avrei fatto se non che per una strana combinazione di circostanze io seppi quella missione (un po' precipitosa) dopo che i due incaricati eran partiti. Certamente non v'ebbe alcuna intenzione di affidare ad altri la Legazione di Parigi dopo la felice scelta che prima se n'era fatta; ma solo si volle profittare della necessità del passaggio degli incaricati destinati a Londra e vegnenti da Torino, se ne volle profittare io dico, per insistere appo la Repubblica francese, pel riconoscimento, (parola inintelligibile) in quei modi e con quei novelli argomenti che poteano suggerire le confidenze avute coi Ministri di Sardegna. Sia prova di ciò la spedizione delle credenziali pel sig. Barone Furo ari con la qualità che all'uno e all'altro (parola inintelligibile) dopo la missione di Grana'telli. Spero che a quest'ora se ne comincino a vedere gli effetti, tanto più quanto il governo della repubblica parafi si fortifichi dentro e fuori.
e Noi qui anche ci rendiamo più saldi di giorno in giorno appoggiati sulla guardia nazionale che vuol davvero l'ordine e la libertà. Ai fucili militari che non abbiamo pur anco, suppliscono quelli da caccia che da noi si usano di lungo calibro e però capaci delle cartucce di munizione e che per combattere alla spicciolata sono di certo più formidabili nel tiro che i pesanti fucili con la baionetta e il grilletto durissimo da far variare la mira. In Palermo, a Messina, a Catania la guardia nazionale in più incontri ha represso i disordini delle squadre armate e quel che è più lo ha fatto senza sangue, perchè, tra rispetto e paura, quando si sta per venire alle mani, nessuno osa resisterle. La guardia municipale, le compagnie d'arine si adoprano anche utilmente; i furti son cessati da per tutto nelle grandi città e diminuiti molto nelle campagne.
a Quanto alla finanza, la condizione non è lieta; eppure in moltissimi luoghi anzi nella più parte dell'isola le imposte si pagano tanto o quanto volontariamente e per amor della cosa pubblica. Il Parlamento ha decretato quei mezzi straordinari che il sig. Barone leggerà nel Decreto, nel ribalto dei quali molto si spera per l'amor universale alla patria ed alla rivoluzione e per la ferma persuasione di tutti che senza denaro non si può sostenere io Stato. D'altronde il sig. Barone sa bene che con una terra come la nostra e un cumulo immenso di beni ecclesiastici la nostra finanza non può soffrire che un imbarazzo temporaneo, e che non ci sarebbe neanche questo, se le condizioni economiche dell'Europa fossero felici, potendosi trovar di leggieri chi prestasse le 500 mila once per le quali il Parlamento mi autorizzò' di costituire rendita al 5 per 100, con un premio temporaneo di più pei primi acquisitori.
Quanto alla politica, noi non abbiamo partiti. Realisti non ce si ha; tra repubblica e costituzione monarchica non si può far distinzione per ora perchè abbiamo l'ima di fatto e l'altra in voce ma tutta la Sicilia badando più alla realità che ad altro vuole la sua libertà, la sua indipendenza sotto quel nome di governo che parrà più acconcio. Scandagliando le opinioni, credo che i più sarebbero per la monarchia, costituzionale, ma senza né zelo nò ostinazione, passioni ohe son tutte rivolte come dissi alla libertà, indipendenza e perpetuo bando, abbondino, esecrazione di Ferdinando II e di tutti i suoi. In questo la Sicilia è pronta ad operar come un sol uomo, a resistere fino alla ultima goccia di sangue. Del rimanente vuol essere unita alle altre provinole italiane