Rassegna storica del Risorgimento
SANTAROSA, SANTORRE DE ROSSI DI ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONAR
anno
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1938
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pagina
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1329
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Lettere di Santorre Santarosa al Sismondi 1329
Ma come è possibile si domandava il Santarosa che dei Governi liberi, che non hanno centomila guardie nazionali bene esercitate, non possano essere padroni in casa propria, se non per il beneplacito di un Re, loro vicino? Non si sarebbe certamente mai immaginato che degli uomini cosi fieri e così illustri come gli Svizzeri, potessero vedere il loro paese privo di una reale e effettiva indipendenza. Voi dovete chiede al Sismondi darci una norma adatta ad assicurare gli sviluppi e la forza politica negli stati federativi (lett. 1).
E lo storico gli risponde accorato che gli Svizzeri e i Ginevrini sono veramente affranti e umiliati di non essere più. padroni in casa propria, e di non potere offrire più un sicuro asilo ai veri amici, in seguito agli ordini della Santa Alleanza, ai quali il piccolo paese era stato costretto ad obbedire.
Assolto completamente dalle accuse, con provvedimento del ministro dell'interno, De Corbière, fu disposto che il Santarosa, insieme con gli altri esuli piemontesi, venisse relegato nella cittadina di Alen-on. Protestò e chiese di rimanere a Parigi, o di avere un passaporto per l'Inghilterra. E nell'attesa, mentre sperava che un secondo tribunale dichiarasse che si aveva avuto torto a metterlo in prigione, esprimeva al Sismondi il dubbio se l'avessero lasciato libero di restare a Parigi o di imbarcarsi per l'Inghilterra. Ma, lasciato senza risposta, egli fu. immediatamente fatto partire per AlenQon, dove giunse il 19 maggio.
Trasferito, poi, con un altro decreto del ministro dell'interno da AlenQon a Bourges, non sperando ormai più. di avere una ospitalità sopportabile in Francia, ottenne finalmente il passaporto per l'Inghilterra, e fu condotto, sotto buona scorta, a Calais, nonostante che avesse dato la parola d'onore di seguire la via che gli fosse stata prescritta.
Informando, quindi, subito il Sismondi della gradita sorpresa pervenutagli da parte del Ministero francese, egli esprime l'assoluta certezza che l'interesse e l'amicizia di lui lo accompagneranno a Londra. E nel rimpiangere la Francia, malgré tous les désagréments, al pensiero della differenza della lingua e dei costumi, tanto e così caro prezzo per assicurarsi un tetto ospitale, dice all'amico che desidererebbe sopra tutto conoscere, per suo mezzo, Bentham, di cui, da più di tre mesi, meditava le opere (lett. 2). E il Ginevrino, nel felicitarsi con lui per essere ormai libero da ogni inquietudine e vessazione, lo rassicura di avere scritto sua cognata Fanny Alien all'amica miss Smith di cercarlo, di presentargli il cognato di lui, sir James Mackintosch, e per