Rassegna storica del Risorgimento

SANTAROSA, SANTORRE DE ROSSI DI ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONAR
anno <1938>   pagina <1330>
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Giuseppe Calamari
mezzo di quest'ultimo, o del padre di lei, Sir Will. Smith, anch'egli membro del Parlamento et Vun des plus distingués parmi les soutiens des bons principes, di fargli conoscere tutti quelli che avesse deside­rato vedere, soitparmi les chefs de Vopposition, soitparmi les écrivains. L'avverte, però, che M.r Dumont, l'amico di Bentham, si trovava in quel momento a Aix, sous la garde paternelle de votre bon Roi Carlo Feroce. Lo esorta, infine, a lavorare, perchè, forse in mezzo ad una situazione europea tanto deplorevole, non sarà troppo lontano il tempo in cui si potranno rivedere avec de meilleures espérances pour notre chère Italie et pour Phumanité.
Dopo alcune settimane di permanenza a Londra, accolto dai vecchi amici, quali il Porro, Guglielmo Pepe, Filippo Ugoni, il Berchet e il Foscolo, il Santarosa scrisse subito al Sisinondi per comunicargli le sue nuove e per dirgli come la benevola sollecitudine di lui gli fosse stata veramente utile, per avergli procurato l'amabile accoglienza di Sir Will. Smith e di sua figlia Francoise, e quella di Sir James M addatoseli.
Sebbene l'esule non trovasse un piacere completo nella società inglese, in quanto la sua natura e la forma del suo spirito erano di tut-t'altro genere di quello inglese, x) tuttavia, l'essere vissuto per tutta la vita sottomesso ad un Governo arbitrario, o ai capricci di un par­tito inquieto, ombroso e oppresso dagli stranieri, era per lui motivo di grande conforto e di felicità quello di vivere ora sotto un Governo legale, dove la libertà era solidamente garantita.
Proseguendo nella lettera al Sismondi intorno alla costituzione della società inglese, dopo aver detto che egli aveva veduto e conosciuto più gli inglesi che la loro importuna aristocrazia, afferma di aver com­preso che essi debbono desiderare un miglioramento alle istituzioni, ma che i loro argomenti contro la costituzione sociale di Inghilterra, considerati sotto un punto di vista generale, non lo avevano affatto convinto. Infatti l'aristocrazia inglese era sottoposta alle leggi, e, se governava, non opprimeva affatto, né impediva i progressi della società che tende a fondere l'aristocrazia naturale con quella storica.
E dinanzi a questa constatazione, fedele alle sue idee e ai suoi principi sulla necessità della formazione di una forte e sana opinione nazionale, più valevole di tutte le sotterranee cospirazioni, rileva malinconicamente l'errore commesso dalla democrazia europea, quello, cioè, di aver creduto di poter fare tutto in una sola volta una guerra
*) Vedi ancora le lettere al Cousin e a Luigi Provana in BIANCHI, OP. cit.y p, 95 aegg.