Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1938>   pagina <1383>
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GORIZIA OTTOCENTESCA: DAL SESSANTASEI AGLI ALBORI DEL SETTANTA
(SILLOGE DOCUMENTARIA) (continuazione e fine: ved. numero precedente)
H 13 aprile, moriva soccombendo a lungo morbo, quarantacin­quenne, il patriotta Giovanni Nepomuceno Favetti, e, la sua tumula­zione avveniva il giorno 14, terza festa di Pasqua, alle ore 15.
Vissuto da povero, con un unico desiderio di poter vedere l'Italia in Gorizia, era morto povero, in casa di sua sorella Amalia, in Contrada Nobile.
La data dei suoi funebri doveva rimanere doppiamente segnata nell'aureo libro della storia politica di Santa Gorizia.
Il perchè ce lo dice una lettera del direttore di polizia Krauss, inviata il giorno 16 aprile prima di aver avuto la comunicazione ufficiale dei fatti avvenuti, da parte del barone de Kiibeck al ministero per la difesa del paese e della pubblica sicurezza, che è di questo tenore:
N. 778 Ria.
Come apprendo in via confidenziale devono essere avvenuti ier l'altro di sera, dopo la festa popolare tenutasi in Gorizia, degli eccessi e delle risse, di modo che uno dei contendenti dovette venir trasportato all'ospedale.
Tra coloro che ritornavano dalla festa (in Campagnnzza), giunti nei pressi del cimitero (ora <c Parco della Rimembranza ) si erano formati due partiti uno contro l'altro, gli uni gridavano: Viva i Garibaldini e gli altri: Viva l'Austria, ciò che diede origine ai fatti scandalosi preaccennati.
Tra i primi devono essere stati sparsi quei malcontenti, che nello stesso pomerìg­gio avevano portato seppellire lo scritturale (Giovanni) Nepomuceno Favetti, fratello del pregiudicato fu segretario comunale Carlo Favetti, i quali diedero la spinta essendosi recati dopo il funerale alla festa popolare.
Vennero notati tra questi ultimi il negoziante (Clemente) Riavitz (Riaviz) e molti ebrei. Mi permetto rispettosamente di denunziare tale fatti all'eccelsa Superiorità, e contemporaneamente di fare rapporto all'eccelso Presidio della Luogotenenza.
A chiarimento di quanto sopra, ricorderemo che a Gorizia, per antica usanza si costumava solennizzare anche il pomeriggio del mar-tedi dopo la Pasqua. I cittadini, specie quelli del ceto rurale ed arti­giano, si portavano in Campagnuzza, ove i primi intervenivano nelle fogge tradizionali. Oltre il ballo all'aperto, v'era pure l'albero della cuccagna con molti premi gastronomici, per lo più salami e prosciutti, che pendevano dalla ghirlanda di sempreverdi appesa oltre la cima dell'antenna lubrificata. Il numeroso pubblico si sedeva sull'ampio