Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1938>   pagina <1384>
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Ranieri Mario Cossàr
prato per consumare all'aperto le tradizionali pietanze fredde oppure i dolci pasquali nostrani.
Il fatto che la dimostrazione era avvenuta nei pressi del Cimitero vecchio con grida di: Viva i Garibaldini, era avvenuto per porgere ancora un saluto al povero Mago (Giovanni Nepomuceno Favetti) sepolto alcune ore prima, promotore della dimostrazione dei Gari­baldini nel Teatro di Società , l'ultima notte di Carnevale del 1863.
Ben la ricordava quell'ardita dimostrazione, svoltasi alla pre­senza di una arciduchessa austriaca, la polizia austriaca. Gli è perciò ch'essa aveva mobilitato, per tutte le evenienze, giovani contadini slavi dei dintorni della città per metterli contro all'elemento giovanile artigiano della città d'inconcussa fede italiana, temendo una dimo­strazione politica in occasione dei funerali del patriotta perseguitato.
Come apprendiamo da successivi rapporti, alle grida di : Viva i Garibaldini si erano pure unite quelle di: Evviva l'Italia e di Evviva Vittorio Emanuele (N. 188 P.); feriti, dalla lama di tempe­rini, erano rimasti parecchi giovinastri slavi, i quali durante la notte erano andati in cerca dei feritori, nelle osterie della città, per potersi vendicare.
Ma la vendetta di quest'ultimi doveva avvenire in occasione della Sagra della Santissima Trinità presso Salcano, il giorno di domenica 19 aprile, ove si erano dati convegno ben 200 giovanotti slavi, in attesa che capitassero quelli di Gorizia, per dar loro addosso.
Non vedendoli capitare erano scesi la notte in Gorizia ove si erano sfogati, passando per le vie, col gridare: Abbasso i barbini! . Alla forca i barbini! (N. 196 P.) notiamo per incidenza che i patriotti goriziani per distinguersi portavano tutti il pizzo (barbin) e innalzando degli evviva all'imperatore e all'Austria.
Il giorno appresso, 20 aprile, la pretura politica per tema di veder reagire i nostri patriotti pubblicava il divieto del canto e dello schiamazzo notturno, sotto minaccia dell'applicazione dell'ordinanza imperiale del 20 aprile 1854, toccasano della polizia austriaca sino al crollo dell'impero absburgico.
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L'annunzio dello sposalizio fra il Principe Umberto e la Princi­pessa Margherita di Savoia, figlia del Duca di Genova, era stato accolto col massimo entusiasmo dai Goriziani.
Per dimostrare tale attaccamento era invalso l'uso di portare all'oc­chiello delle grandi margherite, sui cui petali v'era stampato: Ama