Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1938>   pagina <1399>
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Gorizia ottocentesca, ecc. 1399
Ed ora il processo delle Nazionalità ha corrose le viscere di quello Stato, che mal ai dibatte tra l'inevitabile rovina.
Il momento è solenne: conviene che il nesso dell'italiana famiglia si stringa vie maggiormente onde ella sia pronta quando suonerà l'ora di riscatto.
Essi verniero perciò qui i vostri fratelli di Gorizia, a rinnovare su questo libero suolo il giuro d'una incrollabile fede, perchè sanno quanto sia il vostro patriot­tismo. L'entusiasmo degno delle nostre memorie del '48, onde accogliete tale pegno di appartenenza, invigorisce in loro il conforto e la speranza.
Si il conforto è la più. viva speranza, perchè non qui sepolti nelle bassure d'una valle, ma là sotto alle nubi del cielo, sulle vette delle Giulie soa da natura segnati > termini del nostro paese.
Ed afferrando una bandiera che gli stava accanto,in sul verone disse: I destini delle genti non sono ironia: questa bandiera ha il suo posto la su; la su la pianteremo e di qua delle Alpi non sarà che un solo grido:
Evviva l'Italia una agli ultimi suoi confini .
Taccio il turbine che tenne dietro a quelle parole.
L'oratore fatto segno alle più cordiali strette di mano dei suoi patrìotti commossi, che venivano ad avvalorare così i suoi detti il popolo irrompente su per le scale dell'albergo ad abbracciare i suoi fratelli, stimandosi beato chi potesse toccare i panni dei festeggiati, fu uno di quei momenti che si vedono si sentono ma che parola non vale a dipingere.
Due ore durò quella scena sorprendente; non si conosceva più ritegno nella espan­sione del reciproco affetto canti patriottici brindisi evviva proteste di fede suggellarono quel patto fraterno tra le famiglie di qua e di là dell'Isonzo.
Ma già era prossima Fora in cui i Goriziani avevano stabilito di ripartire per le case loro.
Allora il signor Rodolfi, come aveva portato il primo saluto all'arrivo, volle anche porgere il comiato, ed in nome della Guardia Nazionale quale Comandante, e della città quale membro della Giunta, espresse con vibrante parole il seguente: Addio:
Lunghe guerre noi combattemmo - molto sangue fu versato; ma rinscimniol A grandi scopi, grandi sacrifici grande l'opera, lungo tempo a maturarla! Sperate o dunque, cari fratelli; come Noi cosi Voi pure conseguirete la sospirata indipendenza e non mancheranno di condurvi alla meta la concordia, l'energia e l'incrollabile fede.
Voglia il cielo che presto i cittadini di Palma possano assistere al plebiscito di Gorizia! Non vi sarà sbarra che c'intercetti i passi a ritrovarsi in famiglia! Tutti saremo fratelli, uniti e liberi avremo una sol casa ed un solo Re:
Evviva l'Italia una! Evviva il nostro Re!.
Pochi minuti appresso, ed i Goriziani partivano.
Ma le insidiose arti d'un governo non dormivano, ed al passo del confine una rozza masnada contadinesca di Visco dai birri e dal prete rinnegato condegnamente educati all'infamie di Caino, si era posta in imboscata.
La notte oscura e piovosa le donne che avevan seco non comportavano che t nostri reduci s'ostinassero in una situazione compromettente, e perciò ripiegarono verso Palma.
Quivi giunti si fermarono solo quel tanto che bastasse a stornare la probabile rappresaglia, imprecata dall'indignazione dei Palmarini, e ripresero poi per altre vie Il loro rimpatrio non senza lasciar cfaptre che erano ben contenti dell'incidente, la cui memoria li raffermerà nei patriottici disegni, anziché intimorirli.