Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
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1938
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Ranieri Mario Cossàr
Così terminò in Palma l'episodio il più rilevante della lesta per l'anniversario del plebiscito, segnando coi caratteri di patrio entusiasmo una delle più belle giornate di questa cittadella.
Per istrana coincidenza nell'istesso giorno a Schònpass laboriosi Slavi ordirono un meeting, difesi dalle ali d'un governo furbesco il quale mentre terrorizza collo stato d'assedio sugli Slavi della Boemia, sorride con favore ad un servile quanto impotente partito d'una imbastardita schiatta slovena nel Goriziano, perchè gli serva contro gli italiani giusto l'antico adagio: Divide et impera.
E ridicole davvero sarebbero tali mene d'una frazione di popolo senza storia senza letteratura, senza vita propria nel nostro Friuli orientale, se non si sapesse che la Slavia fa suo prò anche del più stupido appiglio onde stendere le sue assurde pretese sull'Isonzo ed al mare.
E qui sta un serio pericolo, a tutti evidente, ma che pochi curano. Sue questioni s'agitano vitalissime per l'Italia: Roma, poi il Trentino e l'Istria col Goriziano.
Ma troppo spesso si inverte l'importanza loro.
Roma che trovasi nel centro d'Italia, tutta attorno dominata da Noi, tosto o tardi cadrà in grembo come.frutto maturo ma un solo istante che s'indugi a raccogliere il Trentino, l'Istria e il Goriziano dalle rovine d'un'Austria cadente, può esser fatale; e queste provincie divenendo ben di certo preda della Germania e della Slavia sarebbero all'Italia perdute per sempre.
Il governo nostro ci pensi seriamente e non abbandoni ad un'incerta lotta gli italiani di quei paesi cotanto importanti all'indipendenza ed alla sicurezza del nostro avvenire.
* * *
Verso la fine d'ottobre l' emigrazione goriziana-trentinaistriana residente nel Frinii inviava al eonte Guglielmo Cambray-Digny, Ministro, delle finanze, in Firenze, la seguente lettera, in risposta ad un suo discorso tenuto il 22 ottobre nella villa di Mozzette:
Illustrissimo Signore.
Nella parte politica del vostro discorso in Mozzette vi lasciaste andare a parole in seguito alle quali l'emigrazione residente nel Friuli non può a meno di esprimervi la più dolorosa sorpresa.
Difatti la vostra asserzione dopo che le Alpi sono i confini d'Italia mal si sveste dal senso della più acerba ironia per lo sventurato che soffre nell'esilio appunto perchè su quelle Alpi sta ben altro padrone che l'Italia, perchè non ancora al di là del Brennero e delle Giulie è rovesciato il palo giallonero, ma limitando i ristretti confini del regno in mezzo alla venerata valle, piantato tuttodì su terra italiana sotto alle bocche dei nostri cannoni, irride al tricolore che sventola sui bastioni di Palma.
Ma ammesso pure che non si debba recare si grave disamina ad un'espressione la quale, vogliam credere, ebbe fonte in una involontaria astrazione, le parole che soggiungeste; dopo che Mantova e Verona sono divenute propugnacoli dell'indipendenza nazionale e poi: ora che la Nazione è sicura del suo avvenire tradiscono un abbandono del programma unitario, dinanzi al quale sarebbe colpa il silenzio d'un'emigra-zione sulla cui bandiera stanno scritte le sacre parole del Re: L'Italia è fatta, ma non compiuta .