Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1938>   pagina <1401>
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Gorizia ottocentesca, ecc. 1401
La Spagna va debitrice della sua indipendenza al Pirenei, la Svizzera afle sue vette alpine, il Montenegro alle sue Cemagore, ed ora come potrebbesi più oltre discono­scere T incompensabile valore dei confini naturali, seguati per 1* Italia solo nella com­pleta cerchia delle sue Alpi settentrionali ed ammettere che basti alla sicurezza della Nazione lo starsi accosciata dietro ai colli ed alle paludi di un quadrilatero, a cui la odierna tattica potrebbe tutt'al più concedere il pietoso ufficio di rendere meno disa­strosa una ritirata dei nostri, ma non mai imporre il grave compito d'impedire una invasione straniera.
Può tale facile contentatura avere capo in altro che nella rinunzia ad ogni ulte­riore impresa di riscatto finale? Indirizzo ben funesto per uno stato che deve la sua vita alle aspirazioni di unità nazionale.
E qui pur troppo i fatti non ismentiscono 1* interpretazione di abbandono data alle vostre parole.
In quel di Cadore e di Belluno l'Austria non contenta di quanto aveva studiato quando n era ancora padrona, e meditando forse prossime rivendicazioni prosegue ad istudiare sotto ai nostri occhi e già da più mesi quelle importanti posizioni strate­giche del nostro Veneto, ed in riscontro l'Istria, il Trentino ed il Goriziano, ove pur, se tradimento di patria altrimenti non volge dovrà combattersi la pugna d'un ultimo riscatto, sono pel soldato italiano un ignoto, oscuro come le tombe che ivi gli si appre­steranno; un'ardita propaganda slava abilmente traendo partito dai favori di Vienna e dal danaro di Pietroburgo va sottominando l'Istria, il Triestino, ed il Goriziano agognando il dominio del nostro Adriatico, e la circolare Borromeo non trovò mezzo più acconcio ad incoraggiare i nostri fratelli italiani impegnati in quell'aspra lotta* che il sospendere ogni sussidio all'emigrazione, depositaria delle loro aspirazioni.
Sono queste le garanzie del sicuro avvenire della Nazione?
Certamente l'assetto economico del Regno è necessità estrema di salute comune, ma l'apprestarsi all'ordinamento interno sopprimendo ogni cautela di vigilanza ed illudendo se stessi d'una immaginaria sicurezza, mentre tutte le porte della casa sono aperte a men che grate sorprese: è per lo meno imprudenza*
Ormai il futuro possesso del Brennero e delle Giulie è questione del primo occupante, e se l'Italia indugierà di raccogliere le chiavi della sua definitiva indipendenza dallo sfascio d'un trono per senilità cadente, le porte della penisola abbandonata all'avida usurpazione dei giovani e forti popoli d'oltre-AIpe, saranno per lei irreparabilmente perdute, ed essa, avvinta là pe capelli a piedi di quei popoli, sarà per sempre serva di schiatte straniere, come fu già zimbello dei loro re.
Il quadro è lugubre - lugubre assai per tutta l'italiana famiglia, ma doppiamente per gli esclusi fratelli, ai quali, comecbè non bastasse la servitù, minaccia persino la negoziazione del nome italiano.
Voi perdonerete adunque, o signore, se di fronte a tanto lutto l'emigrazione qui residente, risoluta a non mancare mai ai doveri del suo apostolato* difende la sua ono­rata bandiera contro ogni possibile suggestione che protestando compiuto il patrio programma tendesse a colpirla d'anatema, come un tra partiti di cui Voi diceste: che non hanno più altra ragione d'esistere!
Udine agli ultimi d'Ottobre 1868.
Per Emigrazione IBIriana-Goriziana-Trenlina.
Il Rappresentante Pietro de Carina.