Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
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1938
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Ranieri Mario Cassar
del loro suolo, coi malaugurati nomi di quei dessi condottieri austriaci, ai quali la sorte od altra pegziar combinazione giocava nel '66 in mano falsa gloria di avere malmenata la flotta italiana, ed ancora non sodisfatti di quei monumenti che stanno, e perchè il messaggio beffardo dei nostri lutti vada per tutti i mari, si varano e si decre-tano bastimenti coi nomi di Lìssa e di Custoza e di quell'arciduca, jl cui alloro crebbe sul campo della nostra sconfitta!
Sono pegni d'amicizia codesti? e le parole: Libero fino ali*Adria il nostro vicino - V Adria ora libera per Noi ostentate a Trieste dal de Beust, mentre lo poteva udire l'inviato italiano, sono desse un omaggio a quel Re. che nel *66 a proposte di pace sdegnato rispondea: Vesercito anela di batterai e non rimetteva la spada nel fodero senza la dignitosa protesta: L'Italia è fatta ma non compiuta .
E se si sconvolsero tanto gli Italiani pel francese: Jamais e non compendiano questi sarcasmi e questi fatti maggior affronto di quello?
Quello perchè sfuggito nel bollore d'una sanguinosa controversia, questo allo incontro pronunciato col freddo calcolo di chi, mentre t* infinge il dono dell'amicizia di soppiatto s'industria di pagarsi a spese di quanto hai di più sacro, del tuo onore.
Ora V. S. comprenderà come in mezzo a sì desolante spettacolo ci consolassero i di Lei ricordi arrecando sollievo a quella continua angoscia pur troppo ben motivata, che la dimenticanza del paese già libero, alimentata dall'astrazione, quando pur non sia ignoranza dei governanti, possa in un solo istante perdere a Noi, la casa del padre, ed all'Italia tutta il suo definitivo compimento.
Voglia Ella adunque continuare, anche per l'avvenire nelle sue manifestazioni cotanto patriòttiche e propugnarle adesso con tanta maggior lena quanto più grave è l'attuale crisi, ove il più piccolo errore può divenir catena di nuova schiavitù o per lo meno di prolungata dipendenza.
Che se per ottimismo giova anco sperare essere quanto si vede delle riverenze tra il Nostro e l'Austriaco sovrano null'altro che quel sorriso esterno onde, salvo sempre il proprio interesse, due cortesemente si obbligano di assidersi ad una partita di giuoco, e se per le leggi onnipotenti del progresso convien non dubitare, che ne dovrà sortire vincitore colui, il quale avrà attinto il segreto movente delle sue mosse alla miglior fronte di codesto progresso (e ciò in tutto vantaggio d'un' Italia che tenda al completo trionfo delle sue aspirazioni nazionali) resta pure il timore che il desiderio di precoce frutto possa già dai primi passi compromettere ogni buon termine della partita stessa.
Difatti già corre voce che una rettificazione del confine orientale, colla protrazione dello stesso fino all' Isonzo, stia per essere la rinumeranza destinata dall'Austria all'Italia in premio delle condiscendenze di quest'ultima.
E certamente vi saranno molti gli italiani che allettati dal piccolo ma facile guadagno vi applaudiranno ed immemori dell'antico adagio: Timeo Danaos et dona ferentes benediranno ancora al furbesco donatore, e non penseranno che questa nuova linea dell' Isonzo possa implicare un giorno la perdita per sempre di tutte quelle terre che oltre questo fiume sono ancora italiane, e devono essere nostre per motivi etnografici, istorici e quel eh'è più strategici.
Soverchia di troppo è l'erronea importanza che l'inscienza di molti sulle cose di Italia, un malinterpretato pensiero di Napoleone lei' inesattezza di mille carte geografiche, tra le quali perfino* corte carte militari italiane diedero a questo fiume, insinuandolo naturale confine della penisola, percui l'accettarlo non possa riuscire pericolosissimo!!