Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
anno
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1938
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pagina
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1418
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1418
Ranieri Mario Cassar
Ciò ci rende facilmente spiegabile il contenuto della lettera, in appresso, diretta da Garibaldi al Comitato d'Azione in Gorizia:
JH Caprera 1 Novembre 1869.
Miei Cari Amici
Grazio per la gentile vostra del 3 ottobre. Io non posso aderire ad una compagnia da cui sono esclusi i Republicani, onorandomi io stesso di appartenere alla più bella e migliore delle istituzioni: la Republica. Un caro saluto a tutti dal
Vostro G. Garibaldi.
IV.
H capodanno del 1870 perveniva a Gorizia un sonetto, scritto a Venezia dall'esule Carlo Favetti, cbe, per il suo contenuto di passione e di dolore, aveva scosso il cuore di tutti.
Ai mei amia.
Mi
Cheli me paiis, che l'Alpe Giulia siara E cui Lisunz va fin ne la marina, Quand viodarai? Quanti bussami cbe tiara, Che nassi mi ja viodud e là in mina?
Lontan di te, o me Guriza ebara, Una vita jo meni crant meschina; , Quand finirà? E il len de la me bara Dulà sarà tajad? Cui Iu indovina ?
X'è ver, soi esiliad nel paradis,
In patria me cui mei e liber soi, E speri simpri in pini alegris dls; -
Ma tantis voltis che pensand jo stoi A cheli che jai lassad nel me pais, Mi ebati cu lis lagrunis nei voi.
(Ai miei amici Quel mio paese, che FAIpc Giulia serra e coli* Isonzo va fino la marina, quando vedrò? Quando bacierò quella terra cbe nascere mi vide ed andare in rovina ? Lontano da te, o mia Gorizia cara, una vita io conduco errante meschina; quando finirà? E il legno de la mia bara dove sarà tagliato ? Chi lo indovina? È vero, sono esiliato nel paradiso, in patria mia coi miei - e libero sono e spero sempre in più allegri giorni; f* ma tante volte che pensando io sto, a quello che ho lasciato nel mio paese, mi trovo con le lagrime agli occhi).
Il grande goriziano Graziadio Isaia Ascoli ebbe a dire di questo sonetto, che solo l'incertezza del luogo dove avrebbe posato per sempre lo stanco suo frale, aveva potuto trarre un sospiro dal cuore generoso ed invitto di Carlo Favetti,