Rassegna storica del Risorgimento
NICCOLINI GIAMBATTISTA ; PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO ;
anno
<
1938
>
pagina
<
1422
>
1422
Umberto Valente
Paolo quanto Nicola appartenevano ad una ricca famiglia russa stabilitasi a Firenze, famosa per un'ottima raccolta di oggetti d'arte e di storia naturale, per fondazioni di scuole e d'asili e per opere di squisita beneficenza,
Pietro Giordani, in elegante stile, scrìve una lettera che non trovo inserita nella recente raccolta Iaterziann curata da Giovanni Ferretti. È il riconoscimento delle benemerenze patriottiche dell'abate Missirìni, ed insieme un documento d'italianità alta e gentile. In fondo allo scritto, il piacentino preannunzia il suo mortale trapasso. II Giordani mori infatti il 14 settembre 1848, amareggiato dall'esito della campagna militare, sulla quale aveva riposto le migliori speranze.
L'abruzzese Ferdinando Ranalli (1813-1894) si compiace con l'amico per i suoi Sermoni sulla Letteratura e sull'Arte, apparsi nel 1835, ampliamento di altra analoga fatica sperimentata quattro anni prima. Lo scolaro di Basilio Può ti, l'autore della Storia delle orli belle in Italia e di un manuale di storia letteraria, non cela in questa missiva le sue tendenze antiguelfe ed antigiobertiane.
H Conte bolognese Carlo Emanuele Muzzarelli (1797-1853), uomo tutto dedito agli studi severi, dottore in utroque, scrive una lettera potticamente importante. Vi si sente il poeta dell'inno al Savonarola ed a S. Ambrogio. Quale Ministro della Pubblica Istruzione e Presidente del Consiglio dei Ministri con Pio IX, esalta la liberazione di Venezia e le cinque giornate milanesi del 1848. Purtroppo il 29 aprile seguente, il Papa pronunciava l'allocuzione per la quale si ritirava dall'impresa nazionale.
La missiva di Vincenzo Gioberti al Missirìni è delle precedenti la più importante, perchè scritta nel momento in cui al breve trionfo dell'ingresso in Torino nel 1848, seguiva l'insuccesso che costrinse il grande patriota ad un viaggio attraverso l'Italia centrale e a Roma: nel febbraio successivo egli darà le dimissioni dal governo per intraprendere un viaggio a Parigi.
Il Gioberti, dopo il ringraziamento al Missirini pel dono déH'Elogio di cinquanta illustri italiani,, stampato a Forlì nel 1840, riassume i suoi ce infortunio civili, e parla al forlivese, suo amico, con sentimenti di commovente italianità.
L'autografo del Gioberti non è riprodotto nell'Epistolario curato dal Gentile (Ediz. Nazionale Vallecchi, Firenze, voli. I-XI).
Ritengo che questi documenti d'archivio giovino non solo alla buona fama dell'abate Melchiorre Missirini, ma servano altresì a conoscere più. intimamente gli artefici del nostro riscatto nazionale.
UMBERTO VALENTE
Roma, addì 22 giugno 1844. Pregiatissimo e Chiarissimo Signore,
Benché sconosciuto, io mi presento alla S. V. Pregia/ma ben confidandomi alla sua cortese bontà ch'io no sarò onestamente accolto. Ella che tanto si dimostra passionato del divino poema e che tanto Vha messo in onore, avrà, me ne persuado, non discara né ingrata Vofferta che le porgo per la sola materia di cui è costituita. Se Ella si degnerà di darmene il suo parere e di significarmi quelle mende che le verranno incontrate. Le sarò molto obbligato. Tanto posso io sperare dalla sua gentilezza ed a questa sola io m'affido. Offerendomi pronto al suo servizio, mi dichiaro pieno di ammirazione
di Lei gentil/mo e chiar/mo Signore
dev/mo ed obbl/mo servitore
Giambattista Giuliani,