Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; PIO IX
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1938
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1434
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1434 Libri e periodici
quale delegato del Re e imperatore. La totale signoria su. Bormio concessa a Conio da Enrico VI fa 1*inizio di lunghe contese e di aperte ribellioni dei Bormiesi, soffocate spesso nel sangue, le quali si prolungano sin verso la metà del Trecento: in mezzo ad esse il borgo sviluppa a mano a mano gli clementi della propria autonomia. La quale però è di ben corta durata: nel terzo decennio del scc. XIV Como riprende il sopravvento: la signoria dei Rusca prepara la via a quella dei Visconti che fondano poi il proprio predominio sopra il trattato concluso nel 1339. A poco a poco l'alleanza che riconosceva la superiorità dei Visconti si tramuta, non solo per Bormio, ma per tutta la Valtellina, in un vero e proprio possesso.
Bormio, ebe ha sempre pronti uomini armati e banditi pagati perle sue incursioni e per le sue vendette, più volte si ribella all'oppressione viscontea; ma, più volte battuta, si convince della necessità di stringere patti di concordia con i rivali ricevendo in cambio, a pia riprese, donazioni e privilegi. Soprattutto son generosi con Bormio i successori (segnatamente gli Sforza) i quali comprendono l'enorme importanza che rappresenta la sua posizione, dominante le vie di passaggio per eventuali imprese militari.
Ma i Grigioni, gelosi del prestigio sempre crescente della fiorente città, ripigliano le mal sopite aspirazioni di conquista: invitati dal Pontefice, nemico di Ludovico Sforza, il 17 febbraio 1487, vantando secolari pretese, entrano nel territorio del contado e vi seminano la distruzione e la rovina. I grandi danni patiti sono tuttavia largamente compensati dai numerosi favori concessi dal Moro, sotto il quale Bormio attraversa uno dei momenti più felici della sua storia.
Le arti e la cultura ingentiliscono le anime e i costumi. Le acquistate ricchezze rendono gaia e piacevole la vita. Le turrite dimore, affrescate, abbellite, risuonano di risa, di snoni, di danze, di eruditi conversari. Dominano sovrani ce amore e cortesia .
Quando il Duca, temendo di essere fatto prigioniero dai francesi di Luigi XII che pretende diritti sul Milanese come discendente del Visconti, fugge a Milano e per Como e la Valtellina si avvia a raggiungere suo nipote, l'imperatore Massimiliano, in Titolo, anche Bormio è occupata in nome del Re di Francia da Svizzeri e Grigioni (le quattro bandiere); ma il Re, per compensare i Bormiesi della giurata fedeltà, concede nuove esenzioni e approva i privilegi, le franchigie e i patti di libertà che il contado godeva sotto i precedenti Signori.
Frattanto gravissimi avvenimenti portano rivolgimenti profondi in tutta la regione. I Grigioni, che si erano uniti a Giulio II nella Lega Santa intesa a cacciare i Francesi dall' Italia, invadono la Valtellina (1512) e ne occupano l'intera vallata con i due contadi di Chiavenna e di Bormio.
I Valtellinesi, cui è divenuta insopportabile la dominazione francese per i suoi contìnui soprusi, accolgono le truppe grigioni come liberatrici ed accettano il famoso Patto d' Hanz (13 aprile 1513) il quale, scritto in termini molto ambigui, sarà sorgente di litigi e di guai senza fine, perchè i Grigioni crederanno di vedervi sanzionata la loro padronanza della valle mentre i Valtellinesi sosterranno che esso è stato concluso unicamente per stringere in Lega di eguaglianza e amicizia i due popoli. Bormio che, seguendo la sua solita politica di equilibrio (tacciata spesso dai Valtellinesi di interessata e infida) aveva anticipato, per conto proprio, il movimento di adesione alle Leghe Grigie, per qualche anno può svolgere ancora abbastanza tranquillamente la propria vita amministrativa civile e commerciale poiché le vengono riconosciuti i Privilegi e gli Statuti accordati dai Visconti e dagli Sforza.
Ma ben presto cominciano le prime avvisaglie. La revisione degli statuti bormiesi compiuta da parte dei Commissari delle Leghe Grigie nel 1563, benché non ne intacchi il contenuto essenziale civile e criminale, non riesce del tutto soddisfacente. I numerosi decreti grigioni, che si susseguono nella seconda metà del Cinquecento, atti a favorire la Riforma e ad ostacolare l'azione e il culto cattolico nella valle e nei contadi, venendo cosi ad abolire ogni giurisdizione della Chiesa romana apostolica, offendono le coscienze