Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; PIO IX
anno <1938>   pagina <1435>
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Libri e periodici 1435
lo quali temono altresì che i soprusi e le violenze in materia religiosa siano 1' inizio di maggiori e più gravi ingerenze. Ai Bormiesi soprattutto spiace grandemente che i Padri della Compagnia di Gestì, che avevano avuto l'autorizzazione di stare in Bormio per la predicazione e la confessione e per costituirvi scuole, vengano nel 1581 espulsi dalla città insieme con tutti gli altri ordini religiosi.
Ma a Bormio non vi e, per ora, accordo tra la cittadinanza per Fumane con la Valtellina nella lotta contro il dominio grigione: la zuffa sanguinosa del 1619 tra le potenti e nobili famiglie degli Alberti e dei Foliani è la conferma che gli animi degli abitanti sono ancora divisi.
Nella Valtellina invece l'odio si fa sempre più fervido e profondo: le congiure iniziate nel 1584 si ripetono, sebbene con esito infelice, nel 1591, nel 1602-04, nel 1608, nel 1610. La condanna del tribunale di T'osanna di alcuni congiurati e del capo Giacomo Robustelli di Grosotto che, ricco, generoso, liberale, gode di potenti parentele e di molta popolarità presso i suoi convalligiani, inasprisce talmente, con le sue decisioni inumane, i Valtellinesi, che essi decidono un moto rivoluzionario per il 26 luglio 1620, di domenica, per cogliere i protestanti riuniti nelle chiese.
Ma i moti capitanati dai proscritti cattolici grigioni a metà di detto mese essendo falliti e avendo le Leghe Grigie munito d'armi 1' Engadina e chiesti soccorsi a Zurigo, la data del moto è anticipata..
Il 19 luglio incomincia il massacro e la caccia ai Riformati in Tirano-. Teglio, Treviso, Montagna; il giorno seguente è la volta di Sondrio, Morbegno e Traona. Trecento persone, secondo altri seicento, vengono uccise: molti trovano scampo nella fuga. La grave ribellione, come ognun sa, è stata sinora variamente giudicata dagli storici. A proposito giustamente osserva l'A. che non bisogna dimenticare che i Gri­gioni tendevano con ogni sforzo chela Riforma trionfasse in Valtellina per ragioni quasi essenzialmente politiche perchè temevano, e con ragione, che un movimento cattolico avrebbe deciso della perdita di un territorio quale il Valtellinese, pm. colto, più ricco, di gran lunga più numeroso di abitanti del loro. Bisogna ancora tener presente (come ha dimostrato in un pregevole studio il Pochettino) che il clero e gli ordini religiosi in Valtellina non erano in quegli anni affatto all'altezza della loro gloriosa tradizione.
Appena in Bormio si viene a conoscenza della rivolta valtellinese, licenziato il Podestà, si forma un piccolo gruppo di persone per seguirne il movimento, le quali appartengono alle migliori famiglie del Contado, ma non rappresentano ancora l'opi­nione della maggioranza. Una lega di amicizia e fedeltà tra Bormio e Valtellina giurata sul Vangelo dal capitano G. R. Fogliani e dai due Venosta Giacomo e Giovanni Battista nella chiesa collegiata, presenti il Reggente di Governo e altri ufficiali della milizia di Bormio e delle valli, non è approvata dal Consiglio generale del popolo nell'adunanza del 25 luglio; solo un mese dopo è sanzionata in forza del grande lavorio fatto per opera dei partigiani dei Valtellinesi, e specialmente dall'orafo Bernardo dei Casolari, per magnificare tra le genti i vantaggi, soprattutto economici, che da detta convenzione sarebbero derivati ai Bormiesi.
La notizia che anche il contado di Bormio, cosi necessario per la sicurezza dei passi alpini, si è alleato con la Valtellina nell'azione comune, preoccupa grandemente i Grigioni, che vi mandano il cancelliere di Zug Giovanni Zuccari col suo segretario con l'offerta di trenta nula zecchini veneti perchè ì Bormiesi recedano dal proposito e lascino lìbero il passo a danno della Valtellina per vendicarvi i massacri della Riforma.
I Bormiesi, fedeli al patto conclùso, non solo respingono l'offerta, ma uccidono entrambi i personaggi delegati per le trattative.
Sdegnati i Grigioni per l'atto inaspettato, con l'aiuto degli altri Cantoni Rifor­mati piombano sopra Bormio per la Val di Lcvigno e la Valle di Viola per punirla dell'assassinio commesso. Aspra è la vendetta: la maggior parte dei cittadini è costretta a ritirarsi sui monti circostanti per sottrarsi al saccheggio che dura quasi due settimane, causando danni incalcolabili.