Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; PIO IX
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1938
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Libri e periodici
Frattanto i Valtellinesi ottengono aiuti dalla Cattolica Spagna che già da tempo ambiva di venire in possesso delle Valli dell'Adda e a Tirano 1* 11 settembre battono ì confederati svizzeri che si ritirano, costrettivi anche dal gran numero di feriti e dalla scarsezza delle munizioni e del vettovagliamento.
La Valtellina, liberatasi dal dominio grigione, si costituisce in Repubblica sotto il protettorato della Spagna. Non cessano invece le traversie per il contado bormiese: nuove calate dei Grigio ni, bombardamenti e incendi per opera degli spagnoli, continue controversie con gli stessi Valtellinesi, lotte intestine determinate dai due partiti politici locali, favorevoli gli uni agli imperiali di Spagna e gli altri ai francesi grigioni, sono la causa di quella grave decadenza del Bormiese che non varranno per alcuni secoli ad arrestare né la rude laboriosità del suo popolo né l'attività intelligente della sua aristocrazia.
Ci siamo dilungati di proposito a narrare queste tristi vicende perchè sia facile comprendere la ragione dell'atteggiamento della città e del contado di fronte al propagarsi delle nuove idee liberali che verranno a suo tempo dalla Francia: ogni nuovo assetto politico d'ora in poi sarà accolto con molta diffidenza perchè esso può essere foriero, come per il passato, di dolorose sorprese e, comunque, costituisce un sicuro pericolo per il mantenimento e l'uso delle secolari libere istituzioni.
Le giornate del luglio 1797, rosse di sangue ed ebbre di rivolta, sono la prova più evidente come un' instaurazione repubblicana di governo, come quella tentata dal conte Lechi, riuscisse profondamente contraria allo spirito della popolazione.
Sfortunatamente per Bormio a nulla gioverà questa sua cruenta rivolta: le proposte presentate dal deputato bormiese Bruni al Bonaparte, quando le armate francesi si affermeranno vittoriose, non saranno prese in considerazione né, dopo l'abdicazione del grande Corso, saranno accolti dal Congresso di Vienna i voti dell' intera popolazione per essere ripristinata e associata ad un governo democratico e confacente alle proprie circostanze . Quest'ultimo periodo, caratterizzato dalle mene grigioni per la rioccupazione violenta della regione, repressa valorosamente, tra difficoltà di ogni specie e tra la scarsezza dei mezzi, dall' italianissimo colonnello Neri, e dall'agitazione bormiese per l'unione alla Svizzera, da cui Bormio riteneva assicurata la libertà, l'indipendenza e il benessere, è esposto dall'A. con gran ricchezza di particolari; ma maggior luce, a mio avviso, avrebbe raggiunto senza dubbio il suo racconto se egli avesse avuto presenti anche alcune opere straniere che non ho trovato citate nel volume (ad esempio, Le Congrès de Vienne del conte di Augeberg e il Manuel histo-rique dei Bourgeois uscito da pochi anni) nelle quali la questione elvetica, e specialmente quelle di Chiavenna e di Bormio, sono riferite ampiamente e con molta precisione.
Dalle testimonianze ivi raccolte non risulta punto, come afferma VA., che a Vienna la diplomazia continuava nei suoi intrighi impegnata in ben più gravi interessi che non fosse il mantenimento e l'indipendenza del vecchio contado . Anzi, le discussioni sulla riunione della Valtellina ai Grigioni come parte cantonale e della sua costituzione in uno stato particolare e aggregato alla Repubblica federale degli Svizzeri furono assai lunghe e laboriose. Né l'Austria dapprima si oppose a cedere la Valtellina ai Grigioni, ma pose soltanto la condizione che i suoi abitanti avessero a godere della stessa libertà civile-religiosa di cui godevano gli altri Cantoni, perchè l'Imperatore si trovava impegnato a far rispettare questi diritti in forza del trattato di Milano (1639) che aveva concluso con gli stessi Grigioni. Fu allora per l'appunto che il deputato dei Grigioni espose al Congresso la sua rinuncia, ponendo ben in evidenza i diversi caratteri che differenziano profondamente le due regioni.
Sotto il dominio austriaco a Bormio la vita spirituale e morale intristisce miseramente. Quasi tutte le torri sono cadute; la più parte dei piacenti affreschi scomparsi o quasi; stemmi e iscrizioni scalpellate od imbiancate dallo zelo delle autorità straniere; dispersi i vestigi dell'antico glorioso Contado. La popolazione diminuisce di numero e di risorse; languisce il commercio, l'erba, alta cresce per le strade.