Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; PIO IX
anno
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1938
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pagina
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1439
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Libri e periodici 1439
annunziò eoa profondità di pensatore ed eleganza d'artista, nel 1857 Carlo Pisacane battezzò col ano sangue, nel 1860 Garibaldi incoronò di vittoria. L'origine mazziniana e la concatenazione di questi e d'altri fatti storici fu già esposta da Alfredo Orfani nella Lotta politica e poi finemente ragionata dal Carducci nel centinaio di pagine su Alberto Mario che si leggono riunite nel volume XIX della edizione nazionale che di tutte le opere carducciane viene pubblicando la Casa Zanichelli.
Altri scrittori insistono sugli elementi non mazziniani e perfino antimazziniani del pensiero e dell'azione di Carlo Pisacane. Nessun dubbio sulla parte avuta direttamente dal Mazzini nel preparare la spedizione di Sapri; ma sta di fatto che il Pisacane il X7 aprile 1851 scriveva da Genova a Carlo Cattaneo: Fra gli uomini pensanti, Mazzini è caduto affatto, e particolarmente allorché si legge qualche lunga declamazione ove egli parla da ispirato e da profeta . All'idealismo mistico ed eroico del genovese preferi per qualche tempo l'idealismo empirico e civile del milanese; e da questo fu avviato a osservazioni e studi sui legami tra i problemi politici e militari e i problemi sociali ed economici, e guidato nell'asciutta narrazione e nell'acuta critica della Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-1849, eh'è uno dei primi libri europei in cui si applichi il metodo del materialismo storico. di più si applica nei Saggi storici-politici militari sull'Italia e nella prima parte del Testamento politico. La seconda parte del Testamento e due terzi dell'Epistolario mostrano invece il passaggio dal materialismo storico del Marx e anche dalla filosofia civile del Cattaneo a una profonda comprensione dell idealismo mazziniano e della questione italiana: comprensione originale, e presto consacrata dal martirio.
A questo passaggio, a questa comprensione, a questo martirio si riferiscono le maggiori novità presentate dall' Epistolario. Il 17 gennaio 1853 scrive al Cattaneo: L'Italia e Popolo è un giornale affatto discreditato ; ma non passano due anni ch'cgU pubblica in quel giornale mazziniano di Genova gli articoli coi quali balza dalla solitudine dello studioso e del pensatore e si rituffa nella lotta politica. Non più lettere al Cattaneo; e moltissime a Giuseppe Fanelli e agli altri del Comitato rivoluzionario di Napoli, a Nicola Fabrizi fondatore della legione anglo-italiana in Malta, e agli emigrati Fiutino, Mascilli, Cosenz, Nicotera, Pilo... Come son potute giungere fino a noi lettere pericolose per chi le scriveva e pericolosissime per chi le riceveva e le conservava ? in virtù di cuori magnanimi e di menti accortissime. Sotto il velame del frasario d'una finta corrispondenza commerciale miriamo la faticosa e larga preparatone dei moti rivoluzionari che nel giugno del 1857 avrebbero dovuto, per la congiunta azione del Mazzini e del Pisacane, stroncare la restaurazione dei Murat nel Regno e altri disegni di Napoleone HI in Italia e rianimare e guidare alla guerra nazionale quel popolo italiano che nel 1849 era stato eapace di fare le dieci giornate di Brescia e la difesa di .Roma e di Venezia.
H passaggio di Carlo Pisacane dal freddo positivismo a una sempre più intima partecipazione del fervente ideale .mazziniano si segue nelle lettere dal 1852 in poi, cioè da quando le sue particolari argomentazioni d'ordine sociale e militare lo portano a condividere il concetto del Mazzini e del Mario che il segnale della rivoluzione doveva partire da Napoli. D'anno in anno a quelle particolari argomentazioni, che ritroviamo1 anche nella prima parte del celebre Testamento politico, s'intrecciano e si sovrappongono pensieri e sentimenti d'evidente origine mazziniana, i quali lentamente riescono a distruggere il materialismo e il determinismo socialista. Scrive il 10 luglio 1855 al direttore deXPItalia e Popolo; Un individuo ha tanta probabilità di suscitare una rivoluzione quanta ne avrebbe un altro che volesse sollevare una tempesta nell'Oceano affannandosi ad agitare le acque delle sponde . E invece, nel dicembre dello stesso anno, ad Agostino Plutino: Le rivolte son come le tempeste: non è dato a noi suscitarle. Questo è vero; ma è vero pure che non bisogna per questa ragione desistere da quel poco che possiamo. Questa idea è stata quella che diede vita alla formazione ài quel centro di cui vi parlò Carbonchi....