Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1938
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1455
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Vita dell'Istituto
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di fiamma rigencratricc e suscitatrice di incomparabili ardimenti ed eroismi, Torino, focolaio inesausto di patriottismo, attesta la sua spirituale presenza a queste cerimonie esaltativc, e mentre eleva il suo pensiero alle grandi figure dei Vostri Avi, che al Risorgimento diedero mente, cuore e braccio, s'inchina reverente alla Maestà Vostra Imperiale, nel cui Augusto nome il Risorgimento italiano si è, in un'epopea di gloria, fulgidamente compiuto. Prego la Maestà Vostra d'accogliere l'omaggio di questa Vostra città, custode fedéle e devota di questo nobilissimo retaggio e di questi indefettibili sentimenti.
Prende quindi la parola S. E. de Vecchi di Val Cismon, che pronuncia il discorso inaugurale. ')
Tutto il pubblico fa eco al triplice Saluto al Re, provocando una dimostrazione di vibrante affetto all' indirizzo del Sovrano. S. E. Bottai dichiara quindi aperti, in nome del Governo fascista, i lavori del XXVT Congresso del R. Istituto per la Storia del Risorgimento.
Terminata così la cerimonia, S. M. il Re Imperatore si leva in piedi e, fatto segno a rinnovate manifestazioni di devoto omaggio, lascia Palazzo Madama per recarsi ad inaugurare il Museo del Risorgimento a Palazzo Carignano.
Nel pomeriggio si sono iniziati i lavori del Congresso nel Salone d'ingresso di Palazzo Madama, alla presenza della Giunta Centrale dell' Istituto e di una folla di congressisti. S. E. de Vecchi di Val Cismon sale al tavolo della presidenza e apre la seduta alle ore 15 dando la parola al rappresentante dell'Ufficio Storico dello S. M. del R. Esercito, ten. col. Ravenni, il quale riassume la feconda attività svolta dall'Ufficio nel biennio 1937-38 ed espone le direttive che ispirarono le diverse pubblicazioni di questo periodo; indi offre in omaggio alla Presidenza del Congresso i volumi stampati. Alla comunicazione, vivamente applaudita dai congressisti presenti, fa acute osservazioni S. E. de Vecchi, circa il metodo che deve ispirare la pubblicazione delle fonti storiche. Data quindi lettura di un telegramma di S. E. Cavagnari, che giustifica l'assenza del Capo dell'Ufficio Storico della Marina, S. E. il Presidente dà la parola al relatore del tema centrale, on. prof. Francesco Ercole, che riferisce sull'Idea unitaria nel Risorgimento. L'oratore, accolto da un lungo applauso, inizia la sua profonda e densa esposizione col dare uno sguardo all'Italia del 1600, sottolineando la politica perseguita da Casa Savoia, politica italiana quando ancora la penisola non era che teatro di lotte tra le potenze europee. Perciò la battaglia di Torino del 1706 assume importanza basilare: significa il trionfo di questo indirizzo, la vittoria di un principe italiano a sostegno di interessi italiani; essa reca risultati concreti per la penisola anche in rapporto alle potenze estere che cominciano a considerarla sotto un aspetto diverso. Gli Italiani, poi, nel 1700 comprendono che la decadenza economica del loro paese dipende dalla situazione politica; si rinnova il loro spirito; espressione di questo fenomeno, afferma l'oratore, sono l'Arcadia che raccoglie poeti di ogni regione, e il Giansenismo, che non si limita al campo religioso ma, penetrando in quello politico, costringerà i principi a concedere riforme. Esso va perciò differenziato da quello razionalista francese.
D'altra parte, la situazione italiana nel 1700 comincia a preoccupare le potenze europee: si consigliano leghe di principi per evitare che la penisola divenga focolaio di lotte internazionali. Quest'idea federalistica, però, ben lo capiscono i pensatori italiani, è irrealizzabile; essi cominciano a ristudiare i grandi scrittori del Rinascimento, a rifarsi a Machiavelli, a sognare un'Italia forte riunita in uno stato forte. Ma viene la rivoluzione francese e la conquista napoleonica. Gli Italiani credono che le ideologie venate d'oltr'alpe siano le loro, sperano nella liberazione; tragico equivoco che porta a gravi delusioni. Non si deve però ritenere che vi fosse crisi
i) Esso è integralmente pubblicato in questo fascicolo, pp. 1319-1326.